TREVISO - Cinque anni e sei mesi. Oltre a tutta una serie di altre prescrizioni e divieti. È la condanna (in primo grado) arrivata ieri dalla corte d’assise del tribunale di Treviso nei confronti di un quarantenne residente nell’hinterland vittoriese (difeso dall’avvocato Alessandra Cadalt) accusato di aver abusato più volte della figliastra che all’epoca aveva 8 anni. Una pena, quella decisa dai giudici, ridotta rispetto alla condanna a sedici anni di reclusione richiesta dalla Procura. Non resta che attendere, a tal proposito, il deposito delle motivazioni della sentenza.

Denuncia e indagini erano partite dopo una “richiesta d’aiuto” sussurrata dalla ragazzina alla madre: «Mamma, puoi dire al papà che non mi tocchi più la notte perché mi sveglia?». A seguito della denuncia presentata dalla compagna, l’uomo è stato allontanato da casa, con il divieto di avvicinamento alla donna e a sua figlia, con tanto di braccialetto elettronico. Il processo sul caso è iniziato a maggio dello scorso anno ma i fatti a qualche anno prima.

A far emergere tutto era stata la stessa vittima, quando aveva compiuto 12 anni. Una confidenza quasi innocente fatta alla madre che aveva portato alla luce quello che per la Procura si configura come uno spaccato di violenza sessuale tra le mura di casa. La donna, rimasta spiazzata dalle frasi della figlia, si era prima confidata con il parroco e poi aveva deciso di sporgere denuncia ai carabinieri. Da quel momento sono scattate le indagini.