Undici anni di galera per aver abusato della sorellastra da quando la bambina aveva solo nove anni. Una vicenda squallida, che ha visto condannato un 30enne trevigiano arrestato dai carabinieri lo scorso giugno. E appena otto mesi dopo è già arrivata la sentenza di primo grado. Il giudice Carlo Isidoro Colombo ha usato la mano pesante: una volta scontata la pena, il 30enne per altri due anni non potrà avvicinarsi ai luoghi frequentati dai minori come scuole, palestre e parchi pubblici. Il processo si è svolto con la formula del rito abbreviato come chiesto dall'avvocato difensore Benedetto Pinto. Il pubblico ministero Anna Ortica aveva chiesto una condanna a dodici anni.

Le molestie contestate si sono verificate tra il 2021 e il giugno 2025 quando il 30enne è stato fermato e arrestato dai carabinieri. La violenza si è consumata essenzialmente in casa. L'uomo attendeva di essere solo con la bambina per allungare le mani e toccarla nelle parti intime. La ragazzina, per la vergogna e la paura, non ha mai avuto il coraggio di raccontare tutto ai genitori. Ma quello che stava subendo era troppo grande, troppo doloroso per non potersi sfogare. Alla ricerca di aiuto, la giovane ormai tredicenne ha quindi iniziato a telefonare a Telefono Azzurro e qui ha trovato qualcuno in grado di darle supporto. Al telefono la ragazzina si è un po' alla volta sciolta e ha iniziato a raccontare le violenze, continue, che subiva. Non ha però mai detto esplicitamente che si trattava del fratellastro, ma ripeteva solo un nome maschile. E il suo racconto non è sempre stato lineare, ci sono volute più telefonate per aver il quadro di quanto stesse accadendo. A quel punto l'operatore di Telefono Azzurro si è rivolto alla Procura della Repubblica di Roma in quanto l'associazione ha sede legale nella capitale.