La sentenza, in sede penale, è diventata definitiva da tempo. E risuona come un macigno: presunti abusi sulle figlie della compagna, di neppure 14 anni, molestate negli orari in cui la donna non era in casa per questioni di lavoro. Tra l’estate del 2018 e giugno dell’anno seguente. Un uomo di 56 anni, residente nel Leccese, era già stato condannato, in primo grado, a 4 anni e 8 mesi di reclusione (ridotta di un terzo per la scelta del rito abbreviato), sentenza poi confermata dalla Corte d’appello di Lecce il 28 febbraio 2024, divenendo irrevocabile nel gennaio del 2025 dopo il pronunciamento della Corte di Cassazione.
La sentenza penale aveva rappresentato il grimaldello per avviare un procedimento in sede civile per il tramite dell’avvocato Gian Maria Iasi, per conto della madre e delle ragazze. Il fulcro del giudizio civile ricadeva nella valutazione dei danni psichici e morali riportati dalle due sorelle, oggi maggiorenni. Per una delle giovani, il quadro clinico è apparso particolarmente critico: la consulenza tecnica ha rilevato “un disturbo post-traumatico da stress di grado grave”, caratterizzato da propositi suicidari, un principio di depressione e sensi di colpa.
Per la ragazza, il giudice del tribunale civile di Lecce, Biagio Politano, ha quantificato il risarcimento del danno in 194mila130 euro. Meno grave il disagio accertato sulla sorella, per la quale è stato rilevato un danno psichico a carattere temporaneo, senza postumi permanenti. Per lei il risarcimento è stato quantificato in poco più di 12.300 euro. Non ha trovato invece accoglimento la richiesta di risarcimento avanzata dalla madre delle due ragazze.








