TREVISO - Due anni e 4 mesi di reclusione, con una provvisionale di 10mila euro da versare alla parte civile, con la quantificazione totale del danno subito da stabilire in separata sede. La Corte d’appello di Venezia ha confermato ieri la sentenza di condanna nei confronti di un imprenditore di 68 anni finito alla sbarra per rispondere dell’accusa di violenza sessuale ai danni di una sua ormai ex dipendente, che lo aveva denunciato dopo sei anni di proposte oscene e di molestie sul posto di lavoro. Con un’aggravante: «Se vuoi fare carriera devi venire a letto con me». Frase che aveva spinto la vittima, una 40enne trevigiana madre di due figli e con un compagno, che si era costituita parte civile con l’avvocato Roberta Canal, a licenziarsi per giusta causa e a raccontare tutto quello che sostiene di aver subito.

L’indagine era scattata nel maggio del 2023. A squarciare il velo di silenzio era stata, appunto, l’impiegata amministrativa, che per sei anni aveva sopportato quelle avance non richieste, e ricattatorie, da parte di quell’imprenditore a capo di un’azienda che contava 30 dipendenti e un fatturato da 2 milioni di euro l’anno. La donna era stata assunta nel 2017 e il suo incarico prevedeva che gravitasse nell’orbita della dirigenza. Fin da subito, come lei ha poi ricostruito in aula, il titolare si è preso troppe confidenze: apprezzamenti volgari, battute equivoche infarcite di doppi sensi fatte anche alla presenza dei colleghi fino ad arrivare, col passare del tempo, alle molestie, culminate con l’episodio chiave datato 23 gennaio 2023. «Mi aveva chiamata nel suo ufficio. Era al telefono e io mi sono alzata pensando che volesse rimanere da solo. Ma aveva terminato in fretta e aveva chiuso la porta schiacciandomi contro la parete e palpeggiandomi nelle parti intime. Mi sono sentita umiliata».