PADOVA - Per quattordici anni ha costretto la moglie e i figli a vivere “in un regime e uno stato di soggezione e prostrazione fisio-psichica, incompatibili con normali condizioni di vita”. Anni di vessazioni che sono costati il rinvio a giudizio a un padovano di 54 anni, ora residente in Austria, e difeso dall’avvocato Niccolò Zampaolo: l’11 novembre l’uomo dovrà comparire di fronte al giudice monocratico perché, nel linguaggio del codice penale, quegli anni di vessazioni e pestaggi violenti sono catalogati come dei maltrattamenti in famiglia.

Tra gli episodi più inquietanti raccontati dal capo d’imputazione firmato dalla procura padovana e sposato dalla giudice dell’udienza preliminare, Elena Lazzarin, che ha mandato a processo il 54enne, c’è quanto accaduto nell’agosto 2023 quando la famiglia era in viaggio a Budapest: come raccontato dalla donna alle forze dell’ordine, non distante dalla capitale ungherese il marito aveva iniziato ad aggredirla a parole in auto, davanti alla loro figlia. Dalle parole era quindi passato ai fatti e aveva iniziato a colpirla con pugni alla testa e al volto costringendola a scappare dall’auto insieme alla figlia e poi abbandonandole entrambe “da sole, in mezzo alla strada e allontanandosi” con la macchina. Era stata quella la goccia che aveva fatto traboccare il vaso con la donna che era rientrata in Italia e aveva deciso di denunciare il marito, vuotando un sacco riempito di violenze e silenzi per quattordici anni.