Cinque anni fra indagini e processi, e 56 giorni di custodia cautelare per un'accusa di maltrattamenti ai danni della compagna rivelatasi fasulla: dopo essere stato assolto dalla Corte d'appello un operaio edile di 33 anni ha chiesto un indennizzo di 12 mila euro per ingiusta detenzione.
L’accusa della convivente
L'uomo era stato arrestato il 16 agosto 2021 con il meccanismo del cosiddetto «codice rosso» subito dopo la denuncia della convivente, che si era presentata in un commissariato di polizia con i jeans insanguinati e aveva parlato di anni di percosse e umiliazioni. Una versione che il 33enne ha sempre negato, e che non ha retto al vaglio dei giudici. L'uomo, però, rimase comunque in carcere per diverse settimane, poi fu messo ai domiciliari e infine sottoposto al divieto di avvicinamento, cosa che gli impedì di incontrare la figlia.
La difesa inascoltata
Fin dai primi momenti l’uomo spiegò che la donna quel giorno si era ferita da sola dopo avergli lanciato addosso un bicchiere: l'oggetto era andato in frantumi e lei era scivolata sui cocci. Inoltre descrisse un quadro familiare assai diverso: la signora non lavorava, aveva il vizio del gioco, abusava di bevande alcoliche e il fatto che sulla coppia pendesse una istanza di sfratto aveva generato dei momenti di tensione.







