«Quando potevo le facevo sempre dei regali, le pagavo la manicure, le ho anche comprato un iPhone 16 perché il suo vecchio smartphone funzionava male. Le ho anche pagato una cura ai denti. Io davvero la amavo, ma queste accuse mi hanno fatto male. Molto male».
Si è difeso raccontando come se fosse una storia normale, tra alti e bassi, quella relazione intrecciata per alcuni mesi con l’ex badante della madre. Invece no. Erano abusi sessuali. Anche se in precedenza c’era stato un legame affettivo, in seguito il consenso si era venuto meno. Lei non voleva più avere rapporti con quell’uomo violento. «Con te è finita» aveva detto, categorica. Ma lui non voleva interrompere quella storia. Stando alle accuse raccolte dai carabinieri, coordinati dal pm Davide Greco, l’ha costretta ad avere più rapporti sessuali, minacciandola di morte. «Dico a tuo marito che siamo stati fidanzati, gli mando le foto. Se non torni con me ti uccido, e uccido tuo marito e anche i tuoi figli».
Ieri il tribunale di Asti ha condannato a 8 anni di reclusione Joseph Borgogno, 44 anni, di Alba, finito alla sbarra con l’accusa di violenza sessuale. In più dovrà sborsare 25 mila euro come provvisionale alla donna, assistita dall’avvocata Silvia Calzolaro. Il collegio, presieduto dal giudice Alberto Giannone, ha riconosciuto anche un indennizzo di mille auro all’associazione «Mai più sole» di Savigliano, che si è costituita parte civile tramite l’avvocata Elisa Anselmo. L’associazione ha aiutato la donna a denunciare gli abusi, accompagnandola nel percorso processuale. «Il tema c’entrale di questa vicenda - spiega l’avvocata Calzolaro - è il consenso. All’inizio di questa storia, è vero, c’era una relazione affettiva tra i due, che è durata per un po’ di tempo, poi però il consenso si è interrotto. Ma lui ha continuato a pretendere rapporto sessuali anche mentre lei era malata».








