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Nel fine settimana le proteste degli studenti indiani hanno ottenuto un risultato che era difficile prevedere poche settimane fa: come da loro richiesta si è dimesso il ministro dell’Istruzione, parte del governo di destra, nazionalista e induista di Narendra Modi. Le proteste erano iniziate online a maggio e sono diventate intense e partecipate nelle ultime settimane: hanno quindi ottenuto risultati importanti in poco tempo, e costretto Modi a insolite concessioni. Il movimento giovanile rappresenta già la principale minaccia al potere di Modi nei suoi oltre 12 anni al governo, perché gli abituali strumenti della repressione e della propaganda non hanno funzionato.
Le proteste sono organizzate dal Partito popolare degli scarafaggi (Cockroach Janta Party), un movimento nato a metà maggio dopo che il presidente della Corte suprema indiana aveva accusato i giovani di lassismo, di essere dei parassiti e, appunto, degli scarafaggi. «Cosa succederebbe se tutti gli scarafaggi si unissero?» si era chiesto Abhijeet Dipke, 30enne fondatore del sito che ha dato il via al movimento. I risultati sono stati sorprendenti.
L’arresto di un manifestante a Mumbai, il 20 luglio 2026 (AP Photo/Rafiq Maqbool)













