Non sarà facile, per il governo indiano di Narendra Modi, mettere a tacere la protesta della Generazione Z che da settimane sta mobilitando decine di migliaia di giovani in tutta l’India, oltre a milioni di follower online. Per ora, quello degli Scarafaggi è solo un movimento (anche se si è autoproclamato partito, il Cockroach Janta Party), ma ha dalla sua parte un mix di energia, rabbia e ironia che, secondo gli analisti, potrebbe portarlo lontano. Il nome è nato come risposta satirica e provocatoria dopo che il presidente della Corte Suprema indiana ha paragonato i giovani attivisti online – disoccupati loro malgrado – a degli "scarafaggi infestanti". Non esattamente un colpo di genio in un Paese che non sta riuscendo a dare ai suoi giovani – sempre più qualificati – una prospettiva di futuro.
Le manifestazioni, concentrate a Nuova Delhi ma estese a diverse metropoli come Mumbai e Bengaluru, contestano duramente il sistema educativo e la disoccupazione, rappresentando la più grande sfida al governo di Modi dall'inizio del suo terzo mandato. Per Nicola Missaglia, responsabile dell'India Desk presso l'ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale), siamo di fronte a un fenomeno che ha radici sia globali sia locali. "Queste proteste non possono che richiamare, da un lato, le tante rivolte della Generazione Z che abbiamo visto negli ultimi 2-3 anni in Asia, ma anche in altri Paesi: dal Nepal al Bangladesh, dove hanno portato a un cambio di governo; dallo Sri Lanka al Marocco, passando per il Madagascar. Dall'altro lato, gli eventi attuali appaiono come le prosecuzione delle proteste scoppiate in India alla fine del 2019 (all'inizio del secondo mandato di Modi) che misero in grande difficoltà il governo indiano e che erano, anche allora, guidate dai giovani. L'avvento, poco dopo, della pandemia e delle relative restrizioni contribuì alla sedazione di quell'onda, ma non allo spegnimento delle sue motivazioni (anche allora c'erano le università occupate, e la repressione fu abbastanza brutale)".












