Era il 31 marzo scorso e l'Italia, sconfitta ai rigori dalla Bosnia Erzegovina, si rassegnava a saltare il terzo mondiale di fila. Fin da subito una delle principali cause dell'ennesimo fallimento era stata individuata nell'incapacità - per mancanza di coraggio, intraprendenza, scarsa programmazione - di puntare sui vivai, di coinvolgere gli Under nelle rose delle prime squadre in modo da farli crescere ed alimentare così la nazionale con leve fresche. Un'accusa rivolta soprattutto ai club di A, 'colpevoli' di essere disposti a rischiare (e, soprattutto, investire) non sui prossimi Haaland e Bellingham, ma su stranieri il cui talento é tutto da scoprire. Al contrario, molto prudenti quando si tratta di valorizzare i ragazzi che hanno in casa.
Quattro mesi dopo, non bastassero le difficoltà che la nazionale sta trovando per scegliere il suo prossimo commissario tecnico, la battaglia per dare più spazio alla linea verde sembra persa ancor prima di iniziare. Eppure ancora oggi il presidente della Figc Malagò é tornato a sottolineare l'importanza di "lavorare sui giovani, su chi oggi ha 15, 16 o 17 anni. Seminare nel campo per poi raccogliere".
Ma la finestra estiva del mercato, almeno fino ad ora, vede alla ribalta pochissimi nomi di italiani contesi tra società desiderose di lanciare i dadi sulla roulette del futuro.







