Si rende sempre più imprescindibile un accordo globale per rafforzare le difese industriali dell’Europa e rilanciare l’industria automobilistica del blocco. Ricordiamo che Volkswagen ha recentemente avvertito che dovrà tagliare 100.000 posti di lavoro in tutto il mondo: in questo senso si inserisce il dibattito animato dal gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei al Parlamento europeo che ha messo in guardia dalle conseguenze sociali che si stanno già manifestando in tutta Europa
Berlino e Parigi stanno imprimendo un’accelerazione al dossier automotive, all’interno di un ragionamento complessivo sull’Industrial Accelerator Act, la legge europea di riferimento per l’accelerazione dell’industria. Di fatto, seguono i rilievi avanzati dal governo di Roma sia per rafforzare la competitività del settore automobilistico e salvaguardare i posti di lavoro di qualità, sia per contrastare gli alti prezzi dell’energia, la regolamentazione eccessiva e le interruzioni nelle catene di approvvigionamento, condite dalla concorrenza sleale cinese.
Punto di partenza la consapevolezza, raggiunta però in ritardo, sull’appoggio a disposizioni più rigorose in materia di “Made in Europe”: limitando quei soggetti commerciali che possono beneficiare dello status di “partner affidabile” equivalente a quello dell’Unione Europea, sia gli appalti pubblici che sovvenzioni, passando dalle relazioni industriali, l’obiettivo è non consegnare l’industria europea ai super players esterni che stanno fagocitando settori nevralgici come l’automotive. La crisi in cui si trovano i maggiori gruppi tedeschi hanno purtroppo riflessi anche in Italia, per questa ragione il governo Meloni aveva già da tempo richiamato sull’esigenza di contrastare il piano dell’Ue volto a eliminare gradualmente le nuove auto con motore a combustione entro il 2035: passaggio su cui Berlino ha da subito concordato (e ora Parigi segue a ruota).







