16 dicembre 2025: la Commissione europea presenta il tanto atteso “Pacchetto Automotive”, un insieme di misure destinato a rilanciare l'industria delle quattro ruote continentale e a soddisfare alcune istanze dell'intera filiera. Tra i vari provvedimenti spicca l’addio all’obiettivo di riduzione del 100% delle emissioni, ma non mancano le polemiche perché il pacchetto si rivela un puzzle di iniziative caotiche e scoordinate, che, nella sostanza, mantengono lo status-quo.
A distanza di circa sei mesi, sono d’obbligo alcune domande: a che punto è l’iter legislativo? Ci sono delle novità? C’è la speranza di dipanare la coltre di incertezza creata da Bruxelles?
Partiamo da un presupposto. Di recente l’eurodeputato del Ppe, Massimiliano Salini, ha presentato una “bozza di relazione” da consegnare alla Commissione ENVI del Parlamento Ue per avviare l’esame delle proposte della Commissione, apportare le necessarie modifiche e chiudere – si spera una volta per tutte - l’intera partita. Per inquadrare la questione e cercare di capire quali siano le tempistiche dell’iter legislativo abbiamo avuto la possibilità di interloquire con il presidente dell’Anfia, Roberto Vavassori, tra i rappresentanti dell’industria dell’auto europea che ha più volte lanciato allarmi sull’impatto delle politiche comunitarie sul futuro di costruttori e fornitori.






