Con la presentazione ieri a Strasburgo del Pacchetto Automotive da parte della Commissione europea, si chiude definitivamente il lungo e acceso dibattito sullo stop totale alle auto termiche dal 2035.
La proposta introduce una flessibilità significativa: il target di riduzione delle emissioni CO2 per auto e van nuovi passa dal 100% (zero emissioni allo scarico) a un 90% rispetto ai livelli del 2021, permettendo di compensare il restante 10% con misure come l'uso di acciaio verde prodotto in Europa o carburanti sostenibili (e-fuels e biocarburanti avanzati).
La strategia
Una mossa accolta con pragmatismo da Fabio Pressi, presidente di Motus-E, l'associazione italiana che riunisce gli stakeholder della mobilità elettrica. «Finalmente basta alibi», ha dichiarato Pressi. «Ora che la Commissione ha archiviato le discussioni ideologiche sul 2035, è il momento di parlare concretamente di competitività e politica industriale per l'automotive europea».
Secondo Pressi, la revisione darà «il giusto ossigeno» a parti della filiera più in difficoltà, ma non deve essere interpretata come un segnale di rallentamento della transizione elettrica. «Chi pensa che questa flessibilità possa tradursi in un freno all'elettrificazione commette un errore pericolosissimo», avverte il presidente di Motus-E, citando i centinaia di miliardi già investiti globalmente nella mobilità a batteria.










