L'Editoriale
Lunedì 27 Luglio 2026
ITALIA. Il bilancio degli scontri in Val Susa è quello di una guerra: 125 agenti feriti, 450 persone identificate, quasi tutti black bloc arrivati dalla Francia e saldati agli antagonisti No Tav. Gente che non è venuta a discutere dell’Alta velocità, né a difendere una valle, ma a cercare lo scontro, a colpire uomini in divisa.
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Un tranquillo weekend di violenza. Basterebbero questi numeri per mettere fine ai distinguo, ai «sì, però», alle frasi prudenti pronunciate da chi teme di inimicarsi le frange più radicali. Agli agenti va la solidarietà per la perizia e il sacrificio con cui hanno affrontato quell’orda di delinquenti armati di bombe carta, bulloni, molotov, spranghe e persino mortai artigianali. Sono servitori dello Stato mandati a reggere l’urto di gruppi organizzati, addestrati, protetti dall’anonimato dei caschi e delle tute nere. Ha fatto bene il presidente Sergio Mattarella a telefonare al ministro dell’Interno. Le istituzioni devono parlare chiaro, il Capo dello Stato lo ha fatto, nel Parlamento invece a volte qualcuno pronuncia insopportabili e pelosi distinguo.










