di Francesca Lequaglie

Oltre 120 appartenenti alle forze dell’ordine feriti: 58 poliziotti, 48 carabinieri e 18 finanzieri. 436 persone identificate e circa un milione di euro di danni al cantiere di Chiomonte. È il bilancio della giornata di scontri di sabato in Val di Susa. "Si è verificata una escalation di azioni violente e di guerriglia". Così il questore di Torino, Massimo Gambino, ha definito quanto accaduto durante la marcia No Tav. "Non è stato un esercizio della libertà di manifestazione, ma semplicemente violenza che ha causato feriti. La nostra risposta è di massima fermezza e le indagini sono in corso per assicurare i responsabili alla giustizia". Gambino ha poi aggiunto che alcuni gruppi "vogliono far diventare la Val di Susa il laboratorio europeo della guerriglia urbana e noi non lo consentiremo". Tra gli identificati figurano anche manifestanti provenienti da Francia, Germania e Belgio. Le loro posizioni sono ora al vaglio degli investigatori. È stato inoltre sequestrato svariato materiale pirotecnico ed esplosivo, molotov, maschere antigas, ordigni artigianali, caschi e passamontagna.

Di tutt’altro tenore la lettura del movimento No Tav, che rivendica quella che definisce "una grande giornata di lotta", sostenendo di aver portato circa 20mila persone in valle e di essere riuscito a raggiungere e contestare tutti i cantieri della Torino-Lione. "I dispositivi previsti dalle forze dell’ordine sono stati raggirati e superati", scrivono gli attivisti nel documento diffuso all’indomani degli scontri, rivendicando la mobilitazione e rilanciando la protesta contro l’opera.