Non solo caro carburanti e caro bollette. Anche i prestiti per la casa diventano più costosi e i mutui a tasso fisso torna sopra al 4%. E a settembre, il livello potrebbe salire ancora di più. L’Irs, l’indice di riferimento dei tassi fissi, è salito molto nell’ultimo periodo. Molte banche hanno assorbito questo rialzo e non lo hanno ancora trasferito alla clientela. Questo quadro però potrebbe presto cambiare. Anche perché i mercati stanno scontando l'ipotesi di una politica monetaria meno accomodante e questo potrebbe spingere ulteriormente al rialzo l'Irs. Intanto i tassi fissi sopra al 4% riguardano quei finanziamenti che sono ordinari, vale a dire no green (per efficientamento energetico e miglioramento della classe di energia) e no giovani. I mutui green e per i giovani costano qualcosa in meno. Invece chi oggi compra casa in modalità ordinaria e vuole finanzia fino all'80% del valore dell'immobile deve fare i conti con un Taeg che va dal 3,40% fino a picchi del 4,70%. «Bisogna dire che le prime nove offerte oggi sul mercato vanno dal 3,40% al 3,77% quindi direi che il grosso del mercato viaggia ancora ben al di sotto del 4% - sottolinea Guido Bertolino, responsabile Business Developement in MutuiSupermarket.it -. Al momento le banche hanno assorbito molto dell'aumento dell'Irs, mi riferisco in particolare alle banche con offerta a tasso fisso finito e non indicizzato quali Intesa Sanpaolo, Bper, Credit Agricole, Credem e Banco Bpm. Tuttavia, nell'ultimo mese l'Irs è salito di quasi 10 punti base ed è possibile che anche alcune di queste banche riversino tale aumento sui tassi fissi offerti sul mercato già dall'1° agosto». L’esperto spiega che l'unica banca che al momento ha comunicato che anche ad agosto i tassi fissi non cambieranno è Bper la quale garantisce i tassi attuali per richieste fatte fino a fine agosto e stipule entro la fine di novembre. «Sulle altre banche con offerte a tasso fisso finito al momento non abbiamo ancora visibilità – dice Bertolino -. Le offerte delle altre banche che offrono tassi fissi indicizzati Irs + spread, con ogni probabilità aumenteranno i tassi fissi da agosto coerentemente con l'aumento dell'Irs in quanto penso sia alquanto improbabile che rivedano gli spread proprio a inizio agosto, eventuali mosse impattanti saranno probabilmente rimandate a settembre». Intanto la domanda resta fortemente orientata alla stabilità anche se il variabile guadagna terreno. Questo nonostante il variabile sia più vantaggioso. Per un mutuo ordinario a tasso variabile (no green e no giovani) che finanzia fino all'80% del valore dell'immobile i Taeg vanno dal 2,86% al 3,97%. Le prime 9 offerte hanno comunque Taeg inferiori al 3,5%. L'euribor 3 mesi, riferimento dei mutui a tasso variabile, oggi è al 2,49% ben 15 punti base in più rispetto alla media di giugno. «Tutte le offerte a tasso variabile sono destinate a recepire questo aumento a meno che qualche istituto non decida di ridurre gli spread ed assorbile in parte l'aumento dell'euribor, cosa che ad agosto trovo alquanto improbabile» afferma Bertolino. Tasso fisso vs tasso variabile Nel primo trimestre, «il tasso fisso domina con il 91,6% delle richieste, nonostante una flessione rispetto al primo trimestre del 2025, quando la quota era addirittura del 99,6%, mentre nello stesso periodo del 2024 il dato era pari al 98,1% del mix» sottolinea una analisi dell’Osservatorio di MutuiOnline.it ed Eagle & Wise. Secondo l’analisi, il variabile - pur rimanendo marginale - guadagna terreno sia rispetto allo scorso anno che rispetto al 2024 attestandosi al 4,7%, ovvero 4,5 punti percentuali in più rispetto al primo trimestre 2025 e 3 punti percentuali in più rispetto al primo trimestre di 2 anni fa. Siccome le rate sono in crescita, i nuovi mutuatari sono costretti a chiedere più soldi in prestito. Vuol dire che la leva finanziaria è in aumento. Secondo l’Osservatorio, l’importo medio richiesto raggiunge il massimo storico di 147.358 euro, salendo di circa 3.000 euro rispetto allo scorso anno e di 7.362 euro rispetto al primo trimestre 2024. Il Loan-to-Value sale al 70,9%, + 1,9 punti percentuali rispetto al primo trimestre del 2025 e +3,1 pp rispetto allo stesso periodo del 2024, facendo segnare un nuovo massimo del biennio Anche il profilo dei richiedenti evidenzia cambiamenti graduali. L’età media prosegue il trend di lieve calo: da 39 anni e 8 mesi di inizio 2024 a 39 anni e 6 mesi (Q1 2025) fino ad arrivare ai 39 anni e 2 mesi attuali (Q1 2026). Nel frattempo, la durata media dei piani si allunga fino a 24 anni e 10 mesi, anch’essa al livello più elevato osservato e superiore di 8 mesi rispetto al dato di inizio 2024 e di circa un mese rispetto a quello dello scorso anno. A livello territoriale, Milano resta la città con i valori più alti: qui l’importo medio richiesto arriva a 184.787 euro e cresce di circa 3.500 euro rispetto al primo trimestre del 2025 e di +12.702 euro in due anni, con la durata dei mutui che si mantiene stabile rispetto allo scorso anno e tocca i 25 anni e 8 mesi (+6 mesi rispetto al Q1 2024). «Il netto vantaggio del tasso fisso nelle richieste evidenzia come le famiglie italiane continuino a privilegiare la stabilità della rata, nonostante il ritorno di interesse per il variabile – dice Matteo Favaro, coo & managing director Financial Products Italy di MutuiOnline.it -. Questo si riflette anche nell’aumento del Loan-to-Value, che segnala una maggiore propensione a finanziare una quota più alta del valore dell’immobile». Il messaggio per chi deve comprare casa è chiaro: la finestra dei tassi fissi più convenienti potrebbe restringersi rapidamente. E con un Irs in rialzo, le offerte di oggi potrebbero non essere più disponibili già nelle prossime settimane.
Mutui, per il fisso si torna sopra al 4%. A settembre potrebbero arrivare altri rialzi
I mercati scontano l’ipotesi di una politica monetaria meno accomodante








