Molte famiglie stanno guardando alla fine dell’estate per il progetto di acquisto casa con il finanziamento della banca. La decisione sul tipo di tassi, fisso o variabile, è tra i principali interrogativi. In questa fase, il tasso variabile è più vantaggioso e nei mesi passati molti mutuatari hanno scelto questa strada. Tuttavia il quadro potrebbe presto ribaltarsi e il variabile potrebbe tornare a costare più del fisso. Occorre quindi fare bene i calcoli. Lo scenario L’andamento è influenzato dalle attese sulle future decisioni della Banca centrale europea (Bce). Dopo aver lasciato a luglio i tassi d’interesse invariati, Francoforte potrebbe rialzare i saggi già nei prossimi mesi. Il mercato sta scommettendo su due incrementi da qui a dicembre con il primo aumento già a settembre. Su queste attese si muove l’euribor, il riferimento dei mutui a tasso variabile. Guardando alle proiezioni dell’euribor a 3 mesi, quello più utilizzato nella definizione della rata in banca, già a gennaio 2027 la rata variabile supererà la rata fissa e rimarrà nei 4 anni successivi sempre superiore alla rata fissa. «In totale nei primi 5 anni il variabile dovrebbe costare circa 520 euro in più rispetto al fisso» calcola Guido Bertolino, responsabile Business Development in MutuiSupermarket.it. Più nel dettaglio, secondo le simulazioni sull’Euribor e l’Irs, l’indice di riferimento dei mutui a tasso fisso, se nell’agosto 2026 il variabile consente un risparmio del 4,3% rispetto alla rata del fisso, questo scenario andrà a livellarsi a inizio 2027. La rata del variabile in agosto sarà di 609,98 euro contro 637,27 euro del fisso (con una ipotesi di tasso variabile al 2,49%, per un finanziamento di 150mila euro in 30 anni) a gennaio 2027 questa rata sarà salita a 637,90 euro contro i 637,27 euro del fisso (ipotesi tasso variabile al 2,81%). Più marcato lo stacco con il passare dei mesi. La rata variabile nell’agosto 2028 arriverebbe a 644,41 euro contro i 637,27 euro del fisso (con un risparmio offerto dal fisso dell’1,1% e ipotesi tasso variabile al 2,85%). Si tratta di simulazioni che ipotizzano gli andamenti futuri dell’indice Euribor. Certezze granitiche non ce ne sono. L’analisi Nel primo trimestre, «il tasso fisso domina con il 91,6% delle richieste, nonostante una flessione rispetto al primo trimestre del 2025, quando la quota era addirittura del 99,6%, mentre nello stesso periodo del 2024 il dato era pari al 98,1% del mix», sottolinea una analisi dell’Osservatorio di MutuiOnline.it ed Eagle & Wise. Secondo l’analisi, il variabile - pur rimanendo marginale - guadagna terreno sia rispetto allo scorso anno che rispetto al 2024 attestandosi al 4,7%, ovvero 4,5 punti percentuali in più rispetto al primo trimestre 2025 e 3 punti percentuali in più rispetto al primo trimestre di 2 anni fa.