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5 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 8:08

Tassi ufficiali fermi ma mutui più cari. Nella riunione di giovedì il board della Bce, prevedono gli analisti, lascerà ancora una volta invariati i tassi di riferimento per l’Eurozona. Immobili al 2% dallo scorso giugno dopo la raffica di riduzioni iniziata a metà del 2024, quando quello sui depositi era al 4%. Chi vuole comprare casa si è però reso conto che alla stabilità del valore ufficiale ha fatto da contraltare un aumento del costo dei finanziamenti bancari a tasso fisso: stando ai dati ufficiali raccolti da Bankitalia, il Taeg medio lo scorso novembre era salito al 3,7%, contro il 3,5% di gennaio.

Una contraddizione solo apparente: l’indice di riferimento in questo caso non è il tasso ufficiale ma l’Interest Rate Swap (Irs), che è influenzato da una serie di fattori a partire dalle aspettative sull’andamento dell’inflazione e dei tassi nel lungo periodo. A pesare sulle aspettative è innanzitutto il timore che la crescita dei prezzi, pur in rallentamento, si riveli più persistente del previsto. I mercati scontano insomma uno scenario in cui la discesa verso l’obiettivo del 2% sarà graduale e irregolare, costringendo la Bce a a mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo. A questo si sommano le incertezze legate alla crescita globale – anche a causa delle guerre commerciali minacciate da Donald Trump – e alle sempre più pressanti tensioni geopolitiche, insieme ai grandi volumi di debito in scadenza nell’Eurozona in una fase in cui l’Eurotower ha smesso di comprare titoli di Stato: tutti fattori che contribuiscono ad aumentare i premi per il rischio sui titoli a lunga scadenza.