Tassi ancora fermi. Ai livelli decisi a giugno 2025: 2% per i depositi delle banche, 2,15% per le operazioni di rifinanziamento, 2,40% per le operazioni marginali. Le attese per la riunione di febbraio della Banca centrale europea non lasciano spazio a nuovi interventi sul costo ufficiale del credito: l’orientamento attuale dell’autorità monetaria sembra compatibile con il quadro macroeconomico come emerge dagli ultimi dati e non emergono pressioni a modificarlo.

Nessuna pressione dall’inflazione

La situazione dell’inflazione - all’1,9% a dicembre - è coerente con le proiezioni macroeconomiche di dicembre. La Bce ha ammesso da tempo di essere uscita dalla fase restrittiva; ai livelli attuali, il tasso reale (calcolato usando l’obiettivo di inflazione) è vicino allo zero ed è vicino alle stime - dal valore limitato per la politica monetaria soprattutto in questa fase di incertezza, sia pure sempre meno intensa - del tasso neutrale. Motivi dominanti per intervenire, nella logica delle Banche centrali, non emergono in modo evidente: i segnali sono sommessi e non univoci, e riducono la possibilità di definire un intervento preferibile al mantenimento della situazione attuale. Le aspettative di inflazione (misurate dagli inflation rate swap 5y5y) erano calate appena sopra il target del 2% a fine dicembre (a 2,05) e sono poi rapidamente risalite intorno al 2,15, il massimo da 2 luglio: poca cosa, che non genera una pressione a modificare l’orientamento, anche se la variabile resta sensibile ai fini della politica monetaria.