Neanche le minacce di morte e la conseguente assegnazione della scorta al sindaco di Bologna, Matteo Lepore, sono riuscite a stemperare la tensione. La morte di Abderrahim Fakir e i successivi scontri tra antagonisti e forze dell’ordine continuano a essere un campo di battaglia politica. Perché se è vero che la solidarietà al sindaco per le minacce ricevute è stata bipartisan, è altrettanto vero che da destra le dichiarazioni di vicinanza sono state occasione di nuovi attacchi.

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Come anticipato da alcuni quotidiani, Lepore ha ricevuto la scorta dopo che venerdì ha denunciato diversi messaggi d’odio e minacce di morte - «Lepore ti vogliamo come Fakir», «Speriamo che qualcuno ti pianti una pallottola in testa» per citarne alcuni - arrivati a causa della sua decisione di convocare una piazza per chiedere «verità e giustizia» all’indomani della morte di Fakir. Una richiesta, quella di “giustizia”, scandita tra l’altro anche ieri dai circa 2.000 partecipanti a una nuova manifestazione al Pilastro.

Secondo i contestatori, Lepore sarebbe reo di aver strizzato l’occhio ai facinorosi e sarebbe responsabile degli scontri e dei danni alla città. Dal canto suo, il sindaco – che ha sottolineato come gli scontri si sarebbero verificati a prescindere dalla sua iniziativa – è tranquillo: le minacce, dicono da Palazzo d’Accursio, non l’hanno agitato, ma la denuncia era un passaggio obbligato. Di conseguenza, ha preso l’assegnazione della scorta (un uomo, che lo seguirà tutto il giorno in appuntamenti pubblici e privati) come il normale esito della procedura.