BOLOGNA – Il sindaco di Bologna finisce nel mirino della destra per la piazza di lunedì sera, mentre sui minuti che precedono la morte di Abderrahim Fakir continuano a spuntare nuovi video, uno dei quali mostra i tentativi di rianimazione fatti mentre l’uomo era ancora legato.
L’accusa a Matteo Lepore è di avere innescato, col presidio per chiedere verità e giustizia, gli scontri che ne sono seguiti e che hanno provocato 64 feriti tra le forze dell’ordine e un fermato tra i manifestanti. Fratelli d’Italia raccoglie le firme per chiedere le sue dimissioni (già a quota 10mila, dicono). E dopo le parole della premier Giorgia Meloni, ieri in visita ai poliziotti feriti è arrivato anche il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini.
Non chiede, come fanno diversi parlamentari di Fratelli d’Italia, le dimissioni del sindaco. Ma ci va vicino. «Non voglio dire che qualcuno abbia istigato alla violenza però se usi certi toni...», punge. «Ma se invochi una piazza senza avere gli elementi per capire cosa è successo, lasciando supporre che la polizia possa essere corresponsabile della morte di un innocente e poi qualcuno sfascia la città, spero che ci pensi due volte la prossima volta», conclude il leader del Carroccio. Lepore è sotto accusa anche rispetto all’iter autorizzativo del presidio, per il quale sarebbe mancato il preavviso formale. Salvini liquida l’episodio dicendo che «saranno questura e prefettura a stabilire l’accaduto». Mentre il Comune dirama una nota nella quale ricostruisce i contatti e anche i due tavoli istituzionali, uno in questura e l’altro in prefettura, che hanno preceduto la piazza.










