Il viaggio lampo in Puglia per abbracciare un Campione d'Europa, Gigio Donarumma, e subito dopo il blitz a Saint Tropez dove scaricare le tensioni degli ultimi giorni. Roberto Mancini si è sentito il nuovo ct azzurro per una quarantina di giorni, investito privatamente da Giovanni Malagò ancora prima che venisse eletto dall'assemblea del 22 giugno. Appena candidato dalla Lega di Serie A, l'ex numero uno del Coni aveva subito avvicinato l'amico Mancini per sussurrargli la sua idea: un tandem vincente, in campo e fuori, per rialzare il Club Italia. Era la fine di maggio e il tecnico di Jesi aveva già deciso di lasciare il Qatar a prescindere da quello che sarebbe stato il suo futuro: la fuga da Doha lunga dodici ore, nascosto in un caravan con i vetri scuri, lo aveva segnato dopo lo scoppio della guerra e i bombardamenti iraniani.
L'occasione di tornare in Nazionale, dopo aver pubblicamente chiesto scusa per il brusco addio dell'agosto 2023, è diventata subito la grande occasione per il riscatto: una voglia di rivincita che ha ancora dentro, come il desiderio di partecipare finalmente a un Mondiale dopo aver perso ai play off contro la Macedonia.Mancini si era sentito al sicuro fino all'arrivo di Paolo Maldini e di Leonardo nei due ruoli che in Federazione non erano mai esistiti: la delega della scelta del ct ai due ex Milan ha fatto capire all'allenatore che l'aria stava cambiando ma il legame di stima e amicizia con Giovani Malagò rappresentava la garanzia migliore per continuare a sperare, come sta accadendo in queste ore.Per aspettare la Nazionale, Mancini ha rifiutato quattro offerte molto prestigiose e interessanti anche dal punto di vista sportivo: ha detto no al Benfica, che lo aveva chiamato per sostituire Mourinho, poi al Besiktas, dove è andato subito dopo Vincenzo Italiano, al Fulham e al Nottingham, due club di Premier non di prima fascia ma comunque intenzionati a preparare una stagione di vertice.Mancini ha rischiato in proprio, forte delle promesse e delle garanzie che gli aveva dato Malagò: il blitz di Leonardo e Maldini a Barcellona per Guardiola e la successiva scelta orientata su Andrea Pirlo hanno cambiato completamente le carte in tavola.L'ex presidente del Coni ha capito che se avesse imposto il suo allenatore, dopo aver garantito a Paolo che la scelta del ct sarebbe stata condivisa, tutta la nuova impalcatura del nuovo club Italia sarebbe caduta. E a quel punto ha preferito avallare la candidatura del tecnico dello United Fc piuttosto che difendere la sua idea e, soprattutto, l'amicizia fraterna con Mancini, destinata a chiudersi per ovvi motivi.Il caso-Pirlo, esploso ieri, potrebbe ancora provocare un ribaltone clamoroso: nelle prossime ore, infatti, potrebbe tornare a galla anche la soluzione legata al ritorno di Mancini. In questo caso, comunque, appare chiaro che la frattura tra l'ex presidente del Coni e l'attuale dt azzurro Maldini diventerebbe insanabile. Da qualsiasi parte ti giri, in pratica, la bufera è assicurata.












