Nonostante il divieto fissato dalla FIGC dal 2028, il modello dei club con un unico proprietario torna al centro del dibattito dopo l’acquisto del Reggina da parte del presidente della Lazio Claudio Lotito: ecco cosa prevede oggi la normativa e cosa potrebbe cambiare.
Sembrava una partita già chiusa. La FIGC aveva fissato il traguardo: dalla stagione 2028-29 nessun imprenditore avrebbe più potuto controllare due società del calcio professionistico italiano. Una scelta maturata dopo anni di polemiche, culminate con i casi Lotito-Lazio-Salernitana e De Laurentiis-Napoli-Bari.
Eppure, mentre il conto alla rovescia verso il divieto continua, il tema è tornato improvvisamente d’attualità. A riaccendere il dibattito sono state le dichiarazioni attribuite a Claudio Lotito, rilanciate dal Fatto Quotidiano, secondo cui la Lega Serie A avrebbe già dato un indirizzo favorevole alla reintroduzione della multiproprietà. Un’ipotesi che riapre uno dei dossier più delicati del calcio italiano.
COSA SI INTENDE PER MULTIPROPRIETÀ
Per multiproprietà si intende la possibilità che un singolo soggetto, una famiglia o un gruppo societario detenga il controllo di più club calcistici. Si tratta di un modello ormai largamente diffuso nel panorama internazionale: basti pensare al City Football Group, alla galassia Red Bull o alle numerose holding statunitensi che investono contemporaneamente in campionati diversi.










