«Abolire la multiproprietà è stato un errore imperdonabile: bisogna tracciare una strada per ripristinarla. Non servono le Under 23, ma la vera valorizzazione è nell’avere due squadre». Claudio Lotito non si è limitato ad un’analisi marginale, cambiando il fronte sulla multiproprietà nel calcio a 360 gradi. Il patron della Lazio non si è limitato soltanto ad acquistare la Reggina, attualmente in serie D, ma ha dipinto un futuro che può generare un futuro foschissimo anche per il Bari. Con la prospettiva che tutti torni così com’era, in barba alla sterzata voluta dalla Figc nel 2021, quando l’istituto della multiproprietà fu abolito nel professionismo mantenendo la sola proroga che attualmente riguarda proprio i biancorossi ed il Napoli, entrambe sotto l’egida Filmauro.
Una convivenza forzata che, tuttavia, dovrebbe terminare entro il 30 giugno 2028, secondo quanto continua a disporre la norma federale. Ora, però, con il cambio della governance in Figc e l’avvento di Giovanni Malagò tutto potrebbe ancora cambiare: chissà in quale maniera e soprattutto rafforzando il rischio di una vita di «vassallaggio» con tempistiche indefinibili. Perché una cosa sembra assodata: qualora ci fossero aperture sulla normativa, appare comunque molto difficile derogare aql principio che uno stesso soggetto possa detenere quote societarie in compagini che militano nella stesa categoria. E malgrado il Bari sia precipitato in serie C, l’obiettivo e l’ambizione della piazza non potrà mai essere inferiore ad una presenza stabile in A. Sulla vicenda, ovviamente, è in allerta anche il comitato degli undici «saggi» nominati dal sindaco Vito Leccese, con l’obiettivo di interloquire con il club e vigilare sull’effettivo percorso di vendita intrapreso dalla società, come enunciato dallo stesso amministratore unico Luigi De Laurentiis nello scambio di missive con il primo cittadino.













