Un fronte comune per dire no alla multiproprietà. Al di là del colore politico, ma solo per tutelare la libertà e le ambizioni di una città che oggi si sente figlia di un dio minore. Non è un mistero: le parole di Claudio Lotito hanno creato il panico anche a Bari. Perché il patron della Lazio, alla presentazione del nuovo corso della Reggina finita pure sotto la sua egida, ha lasciato chiaramente intendere che punta dritto ad un nuovo allargamento delle maglie. Ed il rischio concreto è che lo stop perentorio all'istituto già previsto nel 2021 nel calcio professionistico e posto al 30 giugno 2028 in proroga solo per Napoli e Bari veda una clamorosa inversione a U.

Possibile davvero che la Figc torni sui suoi passi? Arduo avventurarsi in previsioni. La certezza, invece, è che il mondo istituzionale del territorio possa e debba combattere per tutelare una comunità mortificata dai paletti regolamentari (due club dello stesso proprietario non possono militare nella medesima categoria), nonché dall’umiliante retrocessione in serie C. La lotta per la «libertà», come auspicato dall’avvocato Gaetano Sassanelli (portavoce del comitato degli undici garanti nominati dal sindaco Vito Leccese proprio per vigilare sul percorso di vendita del Bari) con una lettera aperta pubblicata proprio sulla Gazzetta, sta unendo anche i parlamentari del territorio per iniziative volte a suscitare risposte chiare e rapide tanto dal Governo, quanto dalla Figc. «La scadenza posta al 2028 per quel che riguarda la dismissione delle multiproprietà per le società calcistiche non si tocca», afferma il deputato barese del Partito Democratico Marco Lacarra, che sul tema ha presentato una interrogazione al ministro Ministro per lo sport e i giovani Abodi. «Il governo dica da che parte sta: ho depositato un atto di sindacato ispettivo per chiedere la conferma del divieto di multiproprietà stabilito dall’articolo 16-bis delle Noif, in netto contrasto con l’orientamento reso esplicito il 20 luglio scorso da Claudio Lotito, presidente della Ss Lazio e nuovo proprietario della Reggina. In questa partita non sono uno spettatore neutrale. Intervengo da tifoso, con la delusione e l’amarezza che in questi mesi hanno accompagnato migliaia di baresi. E intervengo da tifoso che in quel meccanismo aveva riposto fiducia: nel 2023 avevo chiesto io stesso al governo di rivedere quelle regole, perché le consideravo un ostacolo alla crescita del club. Mi sbagliavo. Il Bari è in Serie C dopo campionati chiusi senza mai giocarsi davvero la promozione. La multiproprietà non ha messo al riparo il nostro territorio. Al contrario, ne ha ristretto l’orizzonte, stagione dopo stagione. Il Consiglio comunale di Bari si è già pronunciato all’unanimità, il sindaco ha scritto alla Federazione: la città ha fatto la sua parte, e lo ha fatto senza divisioni di parte. Con questo atto chiedo una scelta di campo inequivocabile, a tutela dello sport e della correttezza che deve sempre contraddistinguere le competizioni sportive. Non si tratta soltanto di tutelare una tifoseria straordinaria e passionale come poche in Italia, ma di combattere per la dignità di un popolo. Sono pronto a collaborare per ulteriori iniziative anche con i parlamentari di maggioranza: dobbiamo far sentire la nostra voce».