«Il Piemonte ha bisogno di te!», si appella la Regione. Siamo al «date oro» - anzi: medici, di famiglia - alla patria. La carenza di dottori di medicina generale, di famiglia, di base, chiamateli come preferite, è già emergenza. Altro che ragionare sul futuro quando nel presente, parliamo del bando regionale 2026-2029 per iscriversi al Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale che scade domani, le domande sono 202 a fronte dei 300 posti disponibili. Un problema nazionale, che in Piemonte - tra le regioni con la popolazione più anziana in Italia insieme alla Liguria, ricco di centri e piccoli centri disseminati tra montagne, valle e vallate - assume una valenza in più. La campagna per trovare nuovi medici di famiglia La campagna lanciata dalla Regione e dal sindacato Fimmg Piemonte, prima nel suo genere, rende l'affanno, e l'obiettivo: convincere fino all'ultimo neolaureato, e fino all'ultimo minuto, a scegliere una strada lastricata di rinunce e pensionamenti. Altro che reclutare medici di famiglia per far funzionare le nuove Case di comunità se non ce ne sono a sufficienza per costituire le équipe, tenere aperti gli studi e garantire il turn over sul territorio nei periodi festivi/feriali. «Oggi è più che mai importante e necessario che i giovani laureati in medicina decidano di intraprendere l'attività di medico di medicina generale - spezza una lancia l'assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi -. Non solo per ovviare al problema della carenza di professionisti causato da anni di scelte poco lungimiranti ma anche perchè ritengo che questo tipo di attività, in un contesto diverso e nuovo come quello che si sta configurando, possa essere nell'immediato futuro ricco di soddisfazioni». Fimmg Piemonte: perché scegliere oggi la Medicina Generale Anche in queste ore Roberto Venesia, segretario Fimmg Piemonte, è al lavoro per raggranellare tutte le adesioni possibili prima della scadenza. «Cercasi medici di famiglia disperatamente - esordisce -. Abbiamo anche scritto direttamente ai giovani neolaureati delle Università piemontesi: la Medicina Generale non è una scelta di ripiego è una sfida clinica, umana e di responsabilità per chi vuole fare la differenza per la propria comunità». E ancora: «Per troppo tempo l'immaginario collettivo ha raccontato questa figura in un unico modo: il medico chiuso nel proprio ambulatorio, da solo, alle prese con ricette e scartoffie. Oggi questo racconto non basta più a descrivere quello che sta succedendo, la Medicina Generale sta vivendo una trasformazione profonda». Le cause della crisi dei medici di base secondo Diego Pavesio Di sicuro ne è passata di acqua sotto i ponti, in tutti i sensi. «Trent'anni fa, ad ogni concorso per il corso di Medicina Generale, il rapporto tra domanda e offerta era di dieci a uno, oggi siamo a uno a dieci - spiega Diego Pavesio, medico di famiglia -. E' l'esempio di dove porti una pessima gestione della Sanità pubblica da parte di politica e sindacati, anche per una delle professioni a mio avviso più affascinanti e appaganti. La borsa di studio riconosciuta è di poco più di 750 euro netti al mese contro i 2 mila della specialità universitaria. La scelta di strutturare e continuare a difendere il Ruolo unico di assistenza primaria, che obbliga oltre all'apertura dello studio anche ad essere dipendenti di fatto dell'Asl, con lo svolgimento di turni di guardia medica festivi e notturni e di ore nelle Case di Comunità, non può che disincentivare i giovani medici. Non ultimo: il carico di lavoro che deriva da un elevato numero di pazienti, spesso ben oltre il massimale, e dalla burocrazia diventata kafkiana, ha reso questo lavoro molto pesante a fronte di retribuzioni ferme a due-tre decenni fa, fatti salvi piccoli adeguamenti che non coprono neanche l'inflazione e non coprono nemmeno l'aumento delle spese di studio. E' a questi punti che si deve dare risposta, se si vuole invertire la rotta».