di
Alberto Giulini
Il gruppo degli assaltatori organizzati si è staccato dal corteo dei ventimila diretti a Susa. La giornata finisce con 60 feriti tra le forze dell'ordine
L’orologio segna le 13 in punto quando il lungo serpentone si mette in marcia da Borgata 8 dicembre a Venaus, cuore del festival Alta felicità, la rassegna No Tav arrivata alla decima edizione. «Siamo ventimila — esultano i manifestanti —. Davanti alla distruzione della nostra terra ci contrapponiamo. Oggi vogliamo fermare la Tav, la Val di Susa ci ha insegnato a lottare».
Dal corteo alla guerrigliaIl corteo procede tra gli applausi dei residenti, si affacciano anche bambini a sventolare bandiere No Tav. Ma dopo poche centinaia di metri il lungo serpentone si divide: metà si incammina verso Giaglione e il presidio dei Mulini, il resto del corteo imbocca la strada verso Susa. Di lì a poco inizierà un lungo pomeriggio di scontri e attacchi su più fronti, che segnano il ritorno della guerriglia No Tav, con centinaia di antagonisti incappucciati che hanno usato sassi, bombe carta e anche molotov contro le forze dell’ordine a protezione dei cantieri dell’Alta velocità. Il bilancio, ancora provvisorio, ieri sera era di una sessantina di agenti feriti e almeno quattro mezzi dati alle fiamme.











