Cammina in salita col passo lento e costante che i montanari hanno innato. Il fischietto in bocca, il fazzoletto rosso e bianco al collo. Sale verso Chiomonte, lungo la via Francigena che da Venaus passa dalle frazioni di Giaglione. Guarda la fiumana sotto dietro alla testa del corteo. Musica dei 99 Posse. Volti da 16, 18, 20 anni. Accenti di Bari, Roma, Pisa. Una marea di francesi. «Non ho mai visto così tanta gente a un corteo No Tav. Forse 15 anni fa. Mai così giovani». Erano decine di migliaia, ieri in Val di Susa, i No Tav che hanno camminato per quattro ore sotto il sole, e sotto la pioggia di un acquazzone durato mezz’ora, da Venaus a Chiomonte. E poi a Susa, Salbertrand, San Didero. «I luoghi della devastazione», li chiama il movimento antagonista alla linea ferroviaria Torino Lione. I luoghi dove sono stati costruiti i cantieri di una grande opera osteggiata da trent’anni. Non si erano mai più visti numeri così alti in Val di Susa ieri, dicono i valligiani. E, soprattutto, non era forse mai accaduto quanto poi successo: che i manifestanti entrassero dentro al cantiere.
È stato un assalto messo in atto subito, non appena la testa del corteo è arrivata di fronte al primo cancello di Chiomonte. Ragazzi coperti con k-way e tute nere, maschere da sub e caschi. Almeno 500, secondo la questura, quelli che materialmente hanno divelto le reti e fatto entrare nel cantiere gli altri manifestanti, o molti di questi. Quindi, centinaia. Gli scontri sono durati ore. Non c’è mai stato un corpo a corpo, ma una battaglia di lanci in una nube densa e urticante di fumo che ha avvolto la valle fino a sera. Bloccata l’autostrada A32. Bloccata la stazione ferroviaria per un’ora. Bloccate a singhiozzo le statali 24 e 25. «Si parte e si torna insieme», il coro più cantato. E così è stato, in un assalto alle reti messo in atto su più fronti. Il corteo diretto a Chiomonte è stato compatto fino a quando il primo fronte si è avvicinato alle grate con il filo spinato. I gruppetti che erano in prima linea sono corsi in avanti, si sono arrampicati sulle reti e con ganci e corde hanno creato dei varchi.













