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La costruzione di nuovi data center, cioè gli edifici che ospitano i server necessari a cloud, siti, app e sistemi di intelligenza artificiale, sta cominciando a pesare sul sistema elettrico italiano. Per capire perché basta guardare all’Irlanda, dove queste strutture assorbono ormai quasi un quarto dell’elettricità nazionale, o agli Stati Uniti, il paese che ne ospita di più al mondo: in Virginia la quota è intorno al 26 per cento e in altri cinque stati supera il 10 per cento.

È una prospettiva che riguarda anche l’Italia. I data center attivi sono già circa duecento e altri 83 sono stati annunciati per il periodo compreso tra il 2026 e il 2028. Hanno dimensioni sempre maggiori e consumano molta elettricità, perché i server e gli impianti necessari a raffreddarli devono funzionare ventiquattro ore su ventiquattro.

Secondo l’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, nel 2025 la potenza installata dei data center italiani – cioè quella che i server e gli impianti di raffreddamento possono assorbire quando funzionano a pieno regime – è cresciuta del 19 per cento in un anno, arrivando a 609 megawatt. È come sommare la potenza dei contatori di circa 200mila case, dato che una casa ha in genere un contatore da 3 kilowatt. Ed è ancora poca cosa rispetto a quello che potrebbe arrivare.