Giustizia

Stefano Giordano

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A maggio, a Luisago, un tredicenne punta un coccio di bottiglia alla gola di uno studente e lo rapina. I carabinieri lo identificano in poche ore; la legge lo riconsegna alla famiglia la sera stessa: sotto i quattordici anni non si è imputabili. Lunedì, una maxioperazione contro le baby gang in 44 province: oltre cinquecento arresti. È questa l’Italia in cui ieri il Consiglio dei ministri ha approvato il ddl che riscrive l’art. 98 del codice penale, e va dato atto al Governo di aver messo mano a un problema che troppi fingevano di non vedere.

Il meccanismo è elegante: l’età resta a quattordici anni, le pene restano le stesse, si inverte la presunzione. Oggi il quindicenne che rapina è imputabile solo se il giudice ne accerta, caso per caso, la maturità; domani la maturità si presumerà, come per gli adulti, e sarà l’incapacità a dover essere provata. Non una nuova severità: una corsia più rapida per la risposta giudiziaria, coerente con la logica accusatoria.