«Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Anche quando è minorenne». Con un video sui social, Giorgia Meloni annuncia la nuova stretta contro le baby-gang: nel mirino del governo finiscono ancora una volta i maranza e, più in generale, i ragazzini che disattendono le regole a volte diventando facile preda della criminalità organizzata.

«Il nostro ordinamento - spiega il giro di vite la premier - prevede attualmente che un minore tra i 14 e i 18 anni risponda del reato solo se un giudice accerta che fosse capace di intendere e di volere. Con questo provvedimento quella capacità si presume sempre. Significa che si potrà ancora dimostrare il contrario davanti a un giudice, ma il punto di partenza cambia: prima si presumeva l'incapacità, oggi si presume la responsabilità». Un'inversione procedurale, un indiscusso testacoda sullo scivoloso tema dell'imputabilità del minore, con un intervento chirurgico sull'articolo 98 del codice penale.Che arriva con un blitz che lascia di sasso persino il Guardasigilli Carlo Nordio, colto di sorpresa da un provvedimento che quasi gli piove sulla testa. Dietro l'accelerazione, perché è di questo che si tratta, ci sarebbe la "manina" del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, una lunga carriera nella magistratura alle spalle.E così l'ennesimo sprint sui maranza, naturalmente benedetto dalla premier che sui social ci mette la faccia, crea momenti di estrema tensione prima della riunione del pomeriggio. A surriscaldare un clima già rovente per via delle temperature tropicali contribuisce l'eterno braccio di ferro Lega-Forza Italia, costrette a una convivenza che quasi ricorda la guerra dei Roses. Prima del Cdm tra gli azzurri e i leghisti volano stracci, con accuse incrociate di "copia e incolla" della misura.A fine novembre Marta Fascina, "lady Berlusconi" in ambienti parlamentari, aveva presentato una proposta di legge per abbassare l'età di imputabilità dei minori da 14 a 13 anni. La norma approvata in Cdm va in un'altra direzione, ma è pur sempre al contrasto della microcriminalità giovanile e allo stop alle baby gang che punta.Ma i mal di pancia stavolta investono anche Palazzo Chigi, con il Carroccio che si sente scavalcato dal blitz. Perché il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari rivendica la paternità della norma, ma anche lui è nel gruppo di via Arenula che di fatto è stato bypassato. Per questo prima del Cdm chiamato a votare la misura c'è stata una serie febbrile di chiamate e contatti, per evitare sorprese in sede di approvazione.A calmierare gli animi, soprattutto in ambienti della Lega, la triangolazione di Palazzo Chigi con la responsabile della Giustizia Giulia Bongiorno per approdare al ddl sull'impunibilità. Il Cdm infatti fila liscio, il disco verde arriva senza colpi di scena. Con la seconda misura anti-maranza approvata in appena dieci giorni. L'ultima, datata 14 luglio, aveva introdotto l'estensione ai vigili urbani del potere di effettuare il fermo preventivo fino a 12 ore per i minori coinvolti in disordini. Non abbastanza evidentemente, visto il blitz con cui il governo è tornato a battere la lingua dove il dente duole, complice la notte brava dei maranza al Colosseo diventata un caso nazionale, con tanto di fumogeni e i fuochi d'artificio per festeggiare un semplice compleanno. Ma anche, a sentire i rumors interni, l'inarrestabile crescita di Roberto Vannacci nei sondaggi, perché se a pensar male si fa peccato alle volte ci si azzecca.Per Nordio, che si trattiene in conferenza stampa solo per pochi minuti, il ddl è «il tassello finale di tutta una serie di provvedimenti, a cominciare dal decreto Caivano, che sono stati adottati in seguito all'aumento della delinquenza minorile. Si tratta di una sorta di facilitazione del processo», necessaria perché «tutte le norme sull'età e l'imputabilità sono datate dal codice Rocco, dal codice fascista, quando era diversa la delinquenza minorile, quantitativamente e anche qualitativamente». Il centrosinistra Non la pensano così le opposizioni che insorgono al grido di «vergogna», pronte alle barricate in giornate in cui la sicurezza continua a infiammare il dibattito politico. «Debole con i forti e forti i deboli: lo slogan funziona benissimo per la premier Meloni. Ieri gli immigrati, oggi i minori. Non c'è mai limite alla voglia di fornire uno scalpo piuttosto che risolvere un problema», tuona la capogruppo dem Chiara Braga.«Le parole di Carlo Nordio sono gravissime - fa eco Angelo Bonelli di Avs - Dopo sei decreti sicurezza e il decreto Caivano, il governo ammette che la criminalità minorile è aumentata. È la prova del fallimento delle politiche della destra: più propaganda, più repressione, meno sicurezza». Resta invece silente il M5S, ma è cosa nota come per Giuseppe Conte la sicurezza sia un tema da maneggiare con estrema cura.