L’imputabilità dei minori è problematica, ma non sembrerebbe uno scandalo in sé. Non si capisce piuttosto se e fino a che punto possa avere un effetto dissuasivo. Preti di strada, operatori sociali e di comunità, la maggioranza dei sociologi, salvo eccezioni e differenze di approccio al tema, sono convinti che stabilire una nuova soglia di responsabilità penale non avrà alcuna conseguenza risanatrice per la piaga delle bande minorili e per numerosi casi di comportamento deviante degli adolescenti o dei poco più che bambini coinvolti in casi di criminalità che suscitano insieme compassione, insicurezza e allarme. L’uso diffuso del coltello, la costruzione di reti relazionali che puntano al più aggressivo disordine, all’illegalità come metodo, all’offesa sistematica della pace e della convivenza nelle grandi città, nella provincia, nei quartieri, non solo in quelli del degrado urbano, con il contorno di uno specifico linguaggio criminale e di comportamenti devianti e fuori controllo, non si possono combattere con una legge, d’iniziativa del governo di centrodestra, che abbassa l’età per la persecuzione in giudizio di chi delinque contro le persone e le cose. Il manifesto di questa posizione progressista è che “non esistono bambini cattivi”.L’assunto è generoso, esprime fiducia e amore, ma è discutibile, anche secondo le implicazioni moderniste e “liberanti” del pensiero e della pratica di un Freud e delle varie scuole di psicologia del profondo del secolo scorso. Lo stato di innocenza dell’essere umano, prima dell’incivilimento e delle sue conseguenze, è oltre tutto un grande mito rousseauiano, dell’illuminismo radicale e romantico, mito altrettanto ispirato che controverso. Comunque, il problema così è mal posto. Il manifesto andrebbe forse rimodulato: “non esistono bambini moralmente colpevoli, ma solo bambini irresponsabili”. Infanzia e adolescenza fuori e contro la norma sociale prevalente e codificata dalla legge e dalla morale comune sono prodotti da un fenomeno oggi irrimediabile: la scomparsa del piccolo mondo antico, con i cosiddetti suoi valori, da sempre più o meno autentici ma per secoli abbastanza resistenti ai peggiori assalti pulsionali della prima età giovanile: aristocrazia dei comportamenti e educazione liberale, senso religioso, inteso come legame spirituale e rispetto di grandezze incommensurabili al comportamento umano, il famoso timordiddio, osservanza dell’autorità, della gerarchia, della comunità integrata, a partire dalla famiglia e dalla scuola, potenti e quasi esclusivi vettori di integrazione. Nel grande mondo postmoderno tutto questo valorismo è fottuto, e non bisogna essere per forza bacchettoni o vecchi scarponi per sapere, nozione ovvia e di comune abbordabilità, che l’emozione soggettiva, la sua massificazione e replicabilità infinita per immagini e suoni, senza più un centro etico, ha sostituito la razionalità oggettiva e i suoi meccanismi di autocontrollo. Sii libero ma proprio per questo sii consapevole che sei anche responsabile, e che la responsabilità non è il fumo di un giudizio benevolo o corrivo del mondo degli adulti, “i bambini non sono mai cattivi”, ma un dato oggettivo, un codice che rende chiare le conseguenze dei tuoi atti.Governi e parlamenti non sembrano detenere l’autorità culturale e morale sufficiente a sostituire la perdita del centro (noto e discusso tropo conservatore o reazionario), la crisi della famiglia e della scuola, la pedagogia incantata, amorevole, tic-toc, della psicologia di massa nell’èra delle tecnologie arrembanti e della loro irruzione social in tutti gli aspetti della vita dai primissimi anni dell’esistenza. I buoi sono scappati, e per ragioni forti, questo può essere un giudizio comune al di là delle soluzioni differenti. Vietare le piattaforme al di sotto di una età definita è un progetto probabilmente effimero quanto benintenzionato. Stabilire che se formi una banda di quindicenni o di sedicenni e prendi la tua vitalità nelle tue mani, a scopo di rapina e aggressione e molestia contro gli altri, avrai diritto a un giusto processo invece che a un’esenzione angelica della tua responsabilità, anche questo è forse effimero. Ma potrebbe non essere ingiusto.
Un giusto processo per i "ragazzi cattivi" invece che una esenzione della responsabilità: forse effimero, forse non ingiusto
Se formi una banda di quindicenni o di sedicenni e prendi la tua vitalità nelle tue mani, a scopo di rapina e aggressione e molestia contro gli altri, avrai diritto a un giusto processo invece che a un’esenzione angelica della tua responsabilità. Spunti











