Decine di barche sono arenate ai posteggi comunali ai lati della darsena, circondate da un pantano verde di alghe, fango e rifiuti che ora risplendono alla luce del sole. Pneumatici, pezzi di metallo, rami e parti di tronchi, rifiuti di vetro e plastica. In quello che ormai è diventato un acquitrino all’altezza di viale Baracca, ad Arona, a due passi dalla sede della Lega navale italiana, anatre e piccioni pasteggiano con le microscopiche forme di vita che si stanno formando dove fino a poche settimane fa c’era acqua. Sul lungolago a ridosso di via del Porto la riva si è ridotta fra due e cinque metri e il livello del Lago Maggiore, con i dati aggiornati ieri, sfiora i trenta centimetri sotto lo zero idrometrico.

«I turisti se ne andranno» «Se l’acqua non torna in fretta, l’anno prossimo i turisti se ne andranno sul lago di Garda», protesta un cittadino aronese che lavora in un camping. Dice che questo non vale solo per Arona ma per tutto il Lago Maggiore: «Le sponde piemontesi e lombarde stanno soffrendo tutte e si stanno riducendo. Andando a memoria, è già capitata una secca simile ma mai così pesante come ora». E questo spaventa proprio i turisti, quasi tutti provenienti da Nord ed Est Europa: «Quando arrivano qui li vediamo delusi, li sentiamo dire che non è il lago che vedevano nelle foto o nei video. Tutto questo si ripercuoterà inevitabilmente sulle prenotazioni del prossimo anno».