Per sei settimane, un pastore della Florida si sarebbe affidato al chatbot di OpenAI ignorando il consiglio di rivolgersi ad un medico, per poi arrivare alla diagnosi di embolia polmonare bilaterale e al ricovero ospedaliero
«Dio non ha creato il tuo corpo per guastarsi in continuazione»: è con queste parole che il modello d’intelligenza artificiale ChatGpt 4-o avrebbe rassicurato un pastore 55enne della Florida, Scott Winters, che ha finito per sottovalutare i primi sintomi e i segni di un’embolia polmonare che durava da ormai sei settimane. Il risultato è stato un considerevole ritardo nel trattamento medico della patologia.
Nello specifico, il chatbot di OpenAI avrebbe minimizzato i primi sintomi riportati dallo stesso Scott, portandolo ad ignorare il consiglio, da parte di amici e famigliari, di affidarsi ad un medico specialista. Ed è proprio questa la causa del ritardo diagnostico di un’embolia polmonare massiva di tipo bilaterale (con interessamento di entrambi i polmoni), un’emergenza medica potenzialmente fatale che necessita di cure immediate per il suo contenimento.
L’uomo ha così deciso di citare in giudizio OpenAI (e Sam Altman, ceo della compagnia) per negligenza e abuso della professione medica, intentando una causa depositata mercoledì scorso presso la Superior Court of California di San Francisco, con la richiesta di un risarcimento economico e la sospensione di ChatGpt Salute. Secondo quanto si legge nell’accusa, neanche le vertigini (accusate dal pastore nel bel mezzo dei suoi sermoni in chiesa) sarebbero state sufficienti a mettere in allarme ChatGpt, che avrebbe semplicemente suggerito di «prendersela con calma» e rimanere seduto.










