Quando ha cominciato a fare domande sulla salute ai chatbot per metterli alla prova, il ricercatore Nicholas Tiller si aspettava qualche imprecisione, ma non un fiasco di questa portata.
Cinque software d’intelligenza artificiale (ia) e duecentocinquanta domande per un totale di poco più del 50 per cento di risposte corrette.
E secondo Tiller, tra quelle sbagliate, una su cinque era pericolosa.
“Seguire questi consigli con ogni probabilità potrebbe avere conseguenze dannose”, dice. “È stato un po’ uno shock”.
Per milioni di statunitensi gli strumenti di ia come ChatGpt e Gemini sono regolarmente il primo punto di riferimento su questioni di salute che vanno dal raffreddore al cancro e oltre. Due studi pubblicati ad aprile indicano però che forse non è una buona idea, e suggeriscono una buona dose di scetticismo.








