Gli Houthi non stanno soltanto aprendo un nuovo fronte marittimo: stanno dimostrando che anche le alternative costruite per garantire la connettività energetica possono diventare bersagli strategici. Una sfida che investe Washington, l’Europa e la stabilità dell’intero sistema marittimo mediorientale. La crisi nell’Indo-Mediterraneo raddoppia
Per gran parte dell’ultimo anno, governi e mercati energetici hanno dato per scontato che le vulnerabilità marittime del Medio Oriente potessero essere gestite attraverso la diversificazione. Se lo Stretto di Hormuz fosse diventato troppo pericoloso, l’Arabia Saudita avrebbe potuto fare sempre più affidamento sull’oleodotto est-ovest fino a Yanbu, esportando il proprio greggio attraverso il Mar Rosso. Se un corridoio fosse entrato in crisi, un altro avrebbe assorbito parte dello shock. Non era una certezza, ma rappresentava il principale meccanismo di resilienza immaginato da governi e mercati. L’attacco condotto giovedì dagli Houthi contro due petroliere saudite suggerisce che proprio quel presupposto stia venendo meno, e la dimensione della crisi nell’Indo-Mediterraneo raddoppia.
Colpendo la Encelia e la Layla dopo aver annunciato all’inizio della settimana un blocco navale contro l’Arabia Saudita (tra Bab el-Mandeb e il Mar Rosso meridionale), il movimento yemenita ha alzato il livello dello scontro e messo nel mirino uno dei principali meccanismi di adattamento immaginati per convivere con l’instabilità regionale. I mercati hanno reagito immediatamente. Il Brent è tornato sopra i 99 dollari al barile per la prima volta dalla fine di maggio, non tanto per il danno materiale prodotto dagli attacchi, quanto perché gli operatori hanno iniziato a prezzare il rischio che i due principali corridoi marittimi della regione possano rimanere simultaneamente sotto pressione. E l’effetto sul mercato energetico è solo parte del problema: la circumnavigazione dell’Africa torna così a essere una delle poche opzioni credibili per mantenere la connettività tra Europa e Asia, proprio mentre si cercava di ricostruire un fragile equilibrio nel Mar Rosso, che dal novembre 2023 fino alla metà del 2025 gli Houthi avevano bersagliato come dichiarato sostegno ai palestinesi nell’ambito della guerra tra Israele e Hamas scatenata dall’attacco terroristico del 7 ottobre.












