Una misura del clima di allarme di queste ore lo dà il post social pubblicato su Truth da Donald Trump, in cui lancia direttamente “un monito” agli Houthi, dopo l’attacco alle navi saudite. Se dovessero farlo di nuovo, ha minacciato il presidente Usa, “saranno inflitte pesanti sanzioni militari all’Iran e, naturalmente, agli stessi Houthi”. Gli occhi in queste ore sono puntati sullo stretto di Bab el Mandeb, il passaggio marittimo all’estremità meridionale del Mar Rosso, dove le milizie sciite minacciano di fermare le vitali forniture di petrolio dell’Arabia Saudita. Negli ultimi mesi il corridoio ha assunto un’importanza strategica: è una delle ultime vie rimaste per il trasporto del greggio proveniente dai paesi del Golfo e diretto in tutto il mondo. E se il fronte si allarga al Mar Rosso, quindi, le ripercussioni sul transito del petrolio e sull’economia mondiale rischiano di essere molto gravi.
Non è la prima volta che si profila questo pericolo. Già a marzo Teheran aveva avvertito di come fosse pronta a chiudere anche questo secondo passaggio dopo quello Hormuz. Minaccia che si è fatta più concreta con l’annuncio, lunedì 20 luglio, da parte delle milizie degli Houthi sostenute dall’Iran di un blocco nel Mar Rosso del traffico marittimo saudita. Annuncio a cui hanno fatto seguito alcune azioni militari, come l’attacco con droni e missili alle due petroliere saudite Encelia e Layla, che hanno già in parte compromesso il traffico. Secondo i dati marittimi analizzati dall’Afp, almeno nove navi hanno fatto dietrofront prima di attraversare lo stretto di Bab-al-Mandab, tra cui tre che avevano fatto rifornimento di petrolio al terminale saudita di Yanbu sul Mar Rosso. I dati Kpler indicano che alle 16 di giovedì 23 luglio, 18 navi mercantili hanno attraversato il passaggio rispetto alle 26 totali dell’intera giornata precedente.












