Non solo Iran, l’escalation da parte dei ribelli Houthi dello Yemen è di fatto la chiave per capire come non si fermerà il conflitto. Hanno colpito due petroliere saudite dopo aver dichiarato un blocco navale, minacciando la navigazione attraverso lo Stretto di Bab al-Mandab. I costi sull’Europa aumentano

Hanno individuato un cliché i ribelli Houthi dello Yemen allineati con Teheran, quello iraniano che strozza i traffici, e lo stanno applicando all’Arabia Saudita. In questa direzione va letto l’atteggiamento che ostacola di fatto la navigazione attraverso lo Stretto di Bab al-Mandab, attaccando direttamente gli interessi di Riyad e aumentando i costi anche sull’Europa. Oil and war: ovvero geopolitica, economia e alleanze sono messe così a dura prova. Lo dimostra una volta di più la rivendicazione dell’attacco ad una petroliera saudita a sud-est di Aden, nello Yemen: l’attacco missilistico è stato doppio, condotto anche al largo della costa della città portuale di Yanbu, sul Mar Rosso. L’Arabia Saudita non ha confermato, ma non è necessario un sì o un no per imbastire una riflessione su come simili episodi stiano modificando la guerra e le economie.

Da Hormuz a Bab al-Mandab

Come è noto, gli Houthi hanno imposto un blocco navale all’Arabia Saudita nel Mar Rosso, in risposta a quello che hanno definito come un assedio saudita allo Yemen: l’Arabia Saudita ha negato tale accusa. Sale così a 8 il numero di petroliere prese di mira dal 22 luglio ad oggi. Gli Houthi spiegano che a 29 petroliere saudite è stato impedito il passaggio attraverso il Mar Rosso e il Mar Arabico, oppure sono state costrette a tornare indietro, aggiungendo che l’Arabia Saudita ha dirottato le sue petroliere verso la parte settentrionale del Mar Rosso.