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«La violenza giovanile rappresenta una sfida complessa che non può essere affrontata prendendo a modello la giustizia degli adulti. Considerare di regola imputabile un minore ultraquattordicenne rischia di trasmettere un messaggio rischioso: che la risposta penale agli errori degli adolescenti debba essere uguale a quella degli adulti». Lo afferma Save the Children, commentando l’approvazione in Consiglio dei ministri del disegno di legge che che rende automaticamente imputabili i minori tra i 14 e i 18 anni. Nel nostro sistema, in questa fascia di età l’imputabilità deve essere accertata dal giudice caso per caso, in base a un sistema penale minorile creato per rispondere alle esigenze evolutive dei giovanissimi, che «possono compiere errori anche gravi, ma hanno davanti a sé enormi possibilità di cambiamento». Al contrario, «una risposta che penalizza i percorsi di crescita senza affrontare le radici della violenza non è efficace». Save the Children richiama anche i dati, in calo, sulle sentenze di non luogo a procedere per accertata immaturità dei minorenni tra i 14 e i 18 anni, che sono passate da 256 nel 2004 a 60 nel 2024. Anche i proscioglimenti disposti per lo stesso motivo dal Tribunale per i minorenni sono stati solo 4 nel 2024. «Di fronte a questi numeri - si legge in una nota - non è ragionevole voler limitare la discrezionalità del giudice minorile». La soluzione va trovata altrove, sottolinea l’Organizzazione: «Se un minorenne arriva a commettere un reato, dobbiamo chiederci cosa è mancato prima: nella scuola, nella comunità, nei servizi, nelle opportunità educative e relazionali che avrebbero dovuto proteggerlo».