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Critiche trasversali arrivano sulla nuova norma riguardante l’imputabilità dei minori. Dai penalisti all’Unicef, fino a coloro che tutti i giorni cercano di affrontare sul campo il disagio giovanile, si esprimono forti dubbi sulla decisione assunta ieri dal consiglio dei ministri.
«Si tratta di una modifica che incide in modo radicale sul fondamento stesso della giustizia minorile», sottolinea la giunta Unione camere penali in merito al ddl relativo all’imputabilità dei minorenni. Per i penalisti «il testo del disegno di legge aggiunge un ulteriore tassello alla strategia repressiva adottata nei confronti dei minori, iniziata con il decreto Caivano». In questo quadro, «la cosiddetta stretta anti-maranza, oltre a generare forti dubbi di compatibilità costituzionale – evidenziano i penalisti – appare il sintomo di una preoccupante regressione culturale».
Parla di «un passo indietro» anche il cappellano del Beccaria, don Claudio Burgio. «I ragazzi a 14, 15, 16 anni, a volte purtroppo anche dopo, sono profondamente incoscienti, ancora immaturi, a volte non riescono a percepire la gravità dei loro reati».
Ad esprimere «grande preoccupazione» è anche Unicef Italia che chiede di puntare sulla formazione e ricorda anche che la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza richiede che «ogni provvedimento riguardante i minorenni sia orientato al loro superiore interesse e a un approccio educativo, non punitivo».











