È costato caro alla Dda di Catanzaro la presentazione in forma cartacea e non telematica dell'appello contro, soprattutto, le assoluzioni in abbreviato dei “colletti bianchi” decise il 14 maggio 2025 nel processo di primo grado scaturito dall'inchiesta "Glicine-Acheronte" sulla cosca Megna di Papanice e sui presunti affari illeciti di professionisti e pubblici amministratori.Ieri, la Corte d'appello ha dichiarato inammissibile sia il ricorso dei pm che volevano la condanna dei 9 “colletti bianchi” scagionati dalla Gup Sara Merlini. E sia l'istanza della Dda alla Cassazione per ottenere il riconoscimento dell'aggravante armata del reato di associazione mafiosa per cui erano stati condannati, sempre in abbreviato, altri 7 imputati ritenuti appartenenti ai “papaniciari”. I giudici hanno quindi accolto le ragioni degli avvocati Sergio Rotundo e Giovanni Merante, che avevano contestato le modalità dell'appello. Adesso il giudizio d’appello procederà a settembre “solo” per 9 imputati e non per 18 com'era stato stabilito inizialmente. Alla sbarra Cesare Carvelli (in primo grado pena di 6 anni e 8 mesi), Pietro Curcio (6 anni e 8 mesi), Maurizio Del Poggetto (12 anni), Roberto Lumare (8 anni), Salvatore Lumare (6 anni e 8 mesi), Mario Megna (16 anni), Santa Pace (6 anni e 8 mesi), Giacomo Pacenza (12 anni) e Rosa Megna (8 anni).Mentre restano confermate le assoluzioni dell'ex direttore amministrativo dell'Asp di Crotone Francesco Masciari, degli imprenditori Giuseppe Villirillo, Saverio Danese, Salvatore Mazzotta, Piero Talarico, Sandro Oliverio Megna e Antonio Pagliuso, del consulente della Comieco Alessandro Vescio e dell'ex sindaco di Rocca di Neto, Alfonso Dattolo.