Una cronologia dei fatti raccontata in 33 punti per chiedere alla Corte d’Appello di Salerno di annullare la sentenza di non luogo a procedere. La procura di Salerno insiste. La richiesta, contenuta in 25 pagine firmate dal sostituto procuratore della Dda Elena Guarino, riguarda il procedimento giudiziario scaturito dall’inchiesta sull’omicidio del sindaco di Pollica Angelo Vassallo. A processo, ricordiamo, ci sono già Lazzaro Cioffi, ex braccio destro del colonnello Cagnazzo; l’imprenditore Giuseppe Cipriano e il narcotrafficante Giovanni Cafiero. L’ex pentito di Scafati Romolo Ridosso, teste chiave dell’inchiesta secondo la procura, è stato invece assolto dopo aver scelto il rito abbreviato.
Omicidio Vassallo: un giudice si astiene per incompatibilità e il processo slitta al 2 novembreIl provvedimento Per la pm, ci sarebbe stata da parte del gup del di Salerno che ha valutato la posizione dell’ufficiale dell’Arma, una «ingenuità ricostruttiva» che merita un approfondimento dibattimentale così come alcuni dettagli investigativi che sarebbe stati sottovalutati e avrebbero portato ad una «sentenza ingiusta e illegittima». Si chiede così la valutazione di una «serie di elementi indiziari certi che compravano e sono idonei a dimostrare, al di là di ogni ragionevole dubbio, il coinvolgimento dell’ufficiale nell’omicidio di Vassallo». Per gli inquirenti Cagnazzo era consapevole della volontà di uccidere il sindaco come dimostrato da «una serie di elementi indiziari gravi, precisi e concordanti, di cui tuttavia non vi è traccia nella sentenza impugnata». In particolare il lasso di tempo intercorso tra l’omicidio e l’azione di inquinamento delle indagini, secondo la pm «non può che far ritenere che vi sia stato un previo accordo». Pochi minuti prima di essere ucciso, alle 21.05 Angelo Vassallo, si ricorda nell’impugnazione, era insieme al suo amico Vincenzo Maiello. Stava per raccontargli le sue paure, la decisione di denunciare un traffico di droga, di sapere chi fossero gli organizzatori quando Cagnazzo si avvicinò con l’effetto «di tacitare Vassallo». La vittima sarebbe stata uccisa alle 21.12. Cagnazzo si allontana dal ristorante “da Claudio” (di proprietà del fratello del sindaco pescatore e nel quale lavorava anche la moglie)per un arco temporale che va dalle 21.14 alle 21.38. Secondo quanto ipotizzato dalla procura avrebbe avuto il tempo di recarsi sul luogo dell’omicidio o, addirittura, di essere presente. La sua azione di depistaggio sarebbe iniziata da subito prima intrattenendosi al ristorante del fratello della vittima, poi avvicinando la sua famiglia e i giornalisti per diventare il punto di riferimento di tutti infine con una serie di azioni: l’accusa e Bruno Humberto Damiani, l’inquinamento della scena del crimine, l’acquisizione dei video delle telecamere. LA DIFESA Nel pool difensivo di Cagnazzo, gli avvocati Agostino De Caro e Ilaria Criscuolo. Proprio quest’ultima commenta: «Come da 16 anni a questa parte, affronteremo anche questo tassello di un infinito iter giudiziario con la compostezza che ci ha sempre contraddistinto, con la consapevolezza di essere innocenti e quindi con la fiducia in chi dovrà giudicare. Infine speriamo che altrettanta serenità possa appartenere a tutte le parti di questo processo, e che si ponga fine a questo sinora mai cessato massacro mediatico ai danni del colonnello Cagnazzo, ancora oggi - nonostante le due sentenze della Cassazione, un provvedimento del Tribunale del Riesame di Salerno e la sentenza di proscioglimento all'esito dell'udienza preliminare - indicato come “colpevole”».









