Processo Glicine, l’appello del pm dichiarato inammissibile per le modalità di deposito, “salvati” i colletti bianchi
CROTONE – L’errore telematico “salva” i colletti bianchi finiti sotto accusa nel processo Glicine-Acheronte. La Corte d’Appello di Catanzaro ha dichiarato inammissibile l’appello della Dda di Catanzaro nel filone del rito abbreviato. Accolto dai giudici il ricorso dell’avvocato Sergio Rotundo, a cui si sono associati i colleghi, sulle modalità di deposito dell’atto di appello della Procura. Secondo la Corte, dal 31 marzo 2025 gli appelli del pubblico ministero contro le sentenze pronunciate nei procedimenti definiti con rito abbreviato devono essere depositati esclusivamente attraverso il portale del processo penale telematico, modalità prevista dalla legge a pena di inammissibilità.
Nel caso esaminato, invece, l’impugnazione non è stata depositata attraverso il canale telematico. Circostanza che ha portato il collegio a dichiarare l’inammissibilità dell’appello. Un argomento che sta trovando accoglimento presso la Corte d’Appello di Catanzaro. Tra i precedenti quello di Maestrale, il maxi processo contro la ‘ndrangheta vibonese.
LA PROCURA FARA’ RICORSO
Ma torniamo al processo Glicine. La Procura aveva impugnato le assoluzioni del primo grado ed aveva chiesto un aggravamento delle pene per il mancato riconoscimento dell’aggravante dell’associazione armata non attribuita alla cosca Megna. Il processo prosegue pertanto a settembre soltanto per i 10 imputati condannati in primo grado per i quali i difensori hanno proposto appello. Stralciate le posizioni dei 14 assolti, ma la Procura ha già preannunciato ricorso.







