Il sostituto procuratore generale Maria Sammartino ricorre in Cassazione contro l’ordinanza emessa il 23 luglio scorso dalla Corte di appello di Catanzaro che ha dichiarato inammissibile l’appello della Dda sulla sentenza emessa a maggio dello scorso anno dal gup distrettuale Sara Merlini (LEGGI) contro nove assoluzioni, chiedendo nel ricorso inoltre aggravi di pena per altri 8 imputati, giudicati con rito abbreviato nell’ambito del processo Glicine, nato dall’inchiesta della Dda di Catanzaro, che ha portato al maxi blitz scattato il 27 giugno del 2023 con l’esecuzione di 43 misure cautelari. Un’ordinanza emessa dai giudici di secondo grado sulla base delle eccezioni difensive ritenendo che l’atto sia stato depositato in modalità errate, con il cartaceo e non per via telemativa come richiesto dalla nuova normativa. Ma la Procura generale non ci sta e in sette pagine di ricorso ha motivato ai giudici di piazza Cavour l’erronea valutazione nell’applicare le leggi, prima fra tutte la Cartabia, spiegando che in base alla normativa transitoria prevista per l’entrata del processo penale telematico i tempi e le modalità di deposito sono perfettamente in linea con le disposizioni di legge. La Procura generale ha chiesto in prima battuta ai giudici di piazza Cavour l’annullamento dell’ordinanza e in subordine di rimettere alla Corte Costituzione le questioni di legittimità conseguenziali.