Il Tribunale di Crotone dispone solo 8 condanne e una raffica di assoluzioni nel processo sulle infiltrazioni mafiose nelle biomasse
CROTONE – Soltanto 8 condanne, ben 53 assoluzioni e 7 proscioglimenti per prescrizione. Questa la decisione del Tribunale penale di Crotone nel processo cosiddetto “Black Wood”. Il processo scaturito dall’inchiesta che avrebbe così fatto luce sui tentacoli della cosca Ferrazzo di Mesoraca allungatisi sulla centrale a biomasse di Cutro e sulla filiera del legno. La sentenza dunque dice che il boss Mario Donato Ferrazzo, condannato a 18 anni e 6 mesi di reclusione, la pena più elevata tra quelle inflitte, intratteneva, tramite la ditta boschiva FKE, intestata ai figli, rapporti con fornitori di materiali non conformi, contenenti rifiuti e provenienti da tagli abusivi. E che il clan controllava così il conferimento di materiali presso le centrali.
Ma amministratori e proprietari della centrale a biomasse di Cutro, rilevata dalla famiglia Serravalle che la acquisì nel 2015 dal gruppo Marcegaglia, sono estranei ai traffici. Caduta l’accusa del monopolio del trasporto di cippato in accordo con i titolari degli impianti e anche quella di truffa al Gse. Alla fine, tra gli otto condannati, oltre a Ferrazzo e ai suoi familiari – escluso il figlio Ernesto, assolto e rimesso in libertà – c’è soltanto uno degli imprenditori boschivi che erano finiti sotto accusa. Si tratta di Pasquale Spadafora, di San Giovanni in Fiore, condannato a 6 anni e per il quale peraltro è stata riconosciuta l’aggravante mafiosa.










