Oltre diciotto milioni all'anno. Sono i costi che la Regione Piemonte sostiene per le aziende partecipate in liquidazione da tempo immemore o che dovrebbero essere riorganizzate. L'assessora regionale Daniela Cameroni promette: «Continueremo nel percorso per ridurre i costi». Martedì la Corte dei Conti, approvando la situazione finanziaria della Regione, ha lanciato ancora una volta un allarme: è necessario razionalizzare. Nel mirino innanzitutto Finpiemonte spa e Finpiemonte Partecipazioni, che per i magistrati «svolgono la stessa attività» (in contrasto con la normativa nazionale). La prima ha circa 90 dipendenti, compreso il consiglio d'amministrazione, con 8 milioni di costi tra struttura e personale e la gestione di 8 partecipate; la seconda oltre 2 milioni, di cui 418 mila solo di consulenze esterne, 9 impiegati e 12 controllate. Finpiemonte e Finpiemonte Partecipazioni: il piano della Regione Nel piano di razionalizzazione messo in campo dalla giunta Cirio c'è proprio il taglio di almeno il 20% delle consulenze e uno «studio condiviso tra le due società per rivedere i modelli di business e gli assetti organizzativi» per «l'integrazione di funzioni comuni». In poche parole, anche se per la Corte dei Conti sarebbe meglio «fonderle», la Regione intende invece differenziarle il più possibile per mantenerle entrambe. Anche se avere cda e collegio sindacali doppi costa 200 mila euro l'anno. Sembra sia difficile, per la giunta Cirio, chiedere di fare un passo indietro a uno dei due presidenti, entrambi nomi di peso: Michele Vietti e Francesco Zambon. Società in liquidazione: i casi di Eurofidi, Tecnoparco e Fingranda Ma la Corte dei Conti ha sottolineato anche un altro punto: i lunghi tempi e ritardi per la chiusura di società che non sono più operative, ma continuano ad avere costi di struttura e governance. Sono tutte di partecipazioni indiretta regionale e controllate dalle due Finpiemonte. Eurofidi è in liquidazione dal 2016 e ha appena ricevuto una proroga fino al 2029 a causa di ritardi bancari e dei tempi del Fondo centrale di garanzia: nel 2024 ha registrato spese amministrative e costi del personale di 3 milioni e mezzo. Tecnoparco del Lago Maggiore, che avrebbe dovuto gestire un polo tecnologico a Verbania, doveva chiudere nel 2022: ci sono ancora immobili e capannoni invenduti. Fingranda, storica finanziaria nata per promuovere la zona del Cuneese, «ci costa» inutilmente dal 2019. La Pracatinat srl (che gestiva il complesso di Fenestrelle meta di tutte le gite scolastiche piemontesi) ha chiuso il fallimento due anni fa, ma aspetterà fino al 2027 con la speranza di riavere 160 mila euro che le spettano. La risposta della Regione alle osservazioni della Corte dei Conti «La relazione della Corte dei Conti ci chiede di accelerare alcune procedure ancora aperte: lo faremo - promette Daniela Cameroni -. Ma certifica anche risultati importanti, come la solidità del sistema: 26 partecipate vengono mantenute senza necessità di interventi e nessuna di queste è in perdita. La relazione riconosce inoltre che il percorso di razionalizzazione è proseguito». Le altre partecipate da razionalizzare: Saia, Enne3, Consepi e Tne La lista prosegue. La Saia, che gestiva zone industriali e artigianali, non lavora dal 2020, la Regione vanta crediti per oltre 2,4 milioni solo in parte recuperati; l'incubatore Enne3 di Novara, con un patrimonio netto negativo di quasi 400 mila euro, nel 2023 aveva un costo del personale di quasi 100 mila. Ci sono poi le cessioni, con vendite di quote pianificate ma non concluse o rimandate. La Corte dei Conti dice che va monitorata la situazione di Consepi, la società che si occupava di corsi di guida sicura; non verrà venduta a Telt, come previsto, fino a quando non verrà conclusa la costruzione di una nuova pista, ma i magistrati chiedono «che sia attuata un'azione di riduzione dei costi» (500 mila euro l'anno). Tne avrebbe dovuto gestire la riqualificazione delle aree ex Fiat di Mirafiori, ma ora attende di essere chiusa fino a che non si troverà una soluzione per la gestione del Campo volo di Collegno; intanto registra spese per 400 mila euro. Un obiettivo più semplice potrebbe essere il Caat, il Centro agro-alimentare di Torino: la partecipazione della Regione, da vendere, è solo dello 0,79% (355 mila euro di costi operativi). Distretto turistico dei laghi e Sito: le partecipazioni ancora da definire E se il Distretto turistico dei laghi attende dal 2024 la fusione con l'Agenzia turistica dell'Alto Piemonte, con un contributo della Regione da 1 milione e 300 mila euro più costi per servizi da 850 mila, rispunta nel piano piemontese la cessione di una quota della Sito, la società dell'interporto di Orbassano. Nel 2019 la giunta Cirio aveva deciso di bloccare la vendita di azioni, ritenendo l'azienda strategica per la Torino-Lione. Ma ora, in attesa del Tav, Sito ha bisogno di investimenti freschi.
Le partecipate fantasma di Finpiemonte, 18 milioni di costi per società in liquidazione o inattive
La Corte dei Conti chiede alla Regione Piemonte di velocizzare le chiusure. E sottolinea anche gli sprechi della doppia holding che svolgono funzioni simili









