Il caso Osama Njeem Almasri cambia la legge italiana sulla cooperazione con la Corte penale internazionale. O almeno quegli articoli inadeguati “alla repressione dei crimini più gravi”, dove non possono essere tollerati “rallentamenti o ritardi”. “Né prese di posizione tacite e sottratte a ogni controllo”.
La Corte costituzionale ha infatti dichiarato illegittimi due articoli della legge 237 del 2012, quelli che impongono al ministero della Giustizia di trasmettere immediatamente al procuratore generale presso la Corte d'Appello di Roma le richieste di cooperazione provenienti dalla Corte dell'Aja. Un intervento che nasce direttamente dalle criticità emerse con la vicenda dell'ex capo della polizia giudiziaria libica e comandante della milizia Rada, arrestato in Italia e poi rimpatriato nel giro di pochi giorni nonostante il mandato di cattura della Corte penale internazionale. Almasri era stato fermato il 19 gennaio 2025 con l'accusa di crimini di guerra e contro l'umanità.
La Corte penale internazionale ne aveva chiesto l'arresto, ma pochi giorni dopo il generale libico era stato accompagnato nel suo Paese dopo che il ministero della Giustizia aveva deciso di non trasmettere la richiesta alla Corte d'Appello di Roma per la convalida dell'arresto e l'applicazione della misura cautelare.









