Roma, 25 lug. (askanews) – Nel caso della mancata consegna di Almasri alla Corte penale internazionale il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha usato una discrezionalità che era consentita dalla legge, che però è incostituzionale perché viola il principio di leale collaborazione che permea i rapporti tra le istituzioni nazionali e il governo e la stessa Cpi.

L’ex comandante della milizia Radaa Njeem Osama Almasri Habish (poi arrestato e condannato a 7 anni e 4 mesi per torture in Libia) era stato fermato il 19 gennaio 2025 a Torino dalla polizia, in esecuzione di un mandato di cattura internazionale spiccato dalla Cpi con le accuse di crimini contro l’umanità e crimini di guerra, tra cui omicidio, tortura, stupro e violenza sessuale. Il 21 Almasri era stato poi rilasciato dalle autorità italiane e rimpatriato in Libia con un volo di Stato. Secondo la ricostruzione effettuata dalla Giunta per le autorizzazioni della Camera, presieduta da Federico Gianassi (Pd), tra il 19 e il 21 “si sono tenute riunioni di emergenza sul caso” e in queste riunioni “l’AISE (il servizio segreto esterno, ndr) avrebbe sottolineato il rischio di tensioni a Tripoli. Tali tensioni avrebbero potuto sfociare in azioni ostili contro interessi italiani. Sebbene il Tribunale dei Ministri evidenzi che questi interessi non siano stati palesati in modo chiaro né concreto, emerge dall’istruttoria del medesimo Tribunale che erano temute ritorsioni contro cittadini italiani, che in Libia sono circa 500” ed “erano temute anche ritorsioni contro altri interessi italiani”. Sulle basi delle informazioni fornite, nella riunione del lunedì “cui avrebbero partecipato le stesse persone del giorno precedente, e probabilmente anche il Ministro Nordio” si sarebbe “convenuto di attendere l’esito della decisione della Corte d’appello senza un intervento del Ministero della giustizia che, omettendo di intervenire, avrebbe determinato l’adozione di una decisione di scarcerazione e, all’esito di quella, l’espulsione poi Almasri ricorrendo al volo CAI già predisposto prima della decisione sulla scarcerazione”.