Giustizia 28 luglio 2026 La Corte ha stabilito che il ministro della Giustizia non può lasciare in sospeso le richieste della Corte penale internazionale e ha imposto dei limiti al suo potere di rifiutarle Ansa La Corte costituzionale ha dichiarato parzialmente incostituzionale la normativa italiana che disciplina la cooperazione tra lo Stato e la Corte penale internazionale (CPI), cioè il tribunale con sede nei Paesi Bassi che giudica le persone accusate di genocidio, crimini di guerra, contro l’umanità e crimine di aggressione.
Con la sentenza depositata il 23 luglio, la Corte ha detto che il ministro della Giustizia non può lasciare in sospeso una richiesta della CPI, ma quando ne riceve una deve scegliere rapidamente se trasmetterla al Procuratore generale presso la Corte d’appello di Roma, dando così avvio alla procedura prevista dalla legge, oppure oppure spiegare con una decisione motivata perché non intende farlo. La seconda possibilità è ammessa soltanto in casi eccezionali, quando potrebbero essere compromessi i princìpi stabiliti dalla Costituzione.
La questione era stata sollevata dalla Corte d’appello di Roma nell’ambito della vicenda di Osama Almasri, il carceriere libico arrestato in Italia a gennaio 2025 su mandato della CPI, poi liberato e rimpatriato in Libia. Per capire come la sentenza della Corte si lega al caso Almasri è necessario ricostruire le principali tappe di quella vicenda.Il caso Almasri Almasri era stato arrestato a Torino il 19 gennaio 2025 sulla base di un mandato della Corte penale internazionale. Il carceriere libico era infatti accusato dalla CPI di crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi nel carcere di Mitiga, a Tripoli. Gli atti erano giunti al Procuratore generale presso la Corte d’appello di Roma attraverso la polizia italiana e il circuito Interpol ed erano stati trasmessi anche al Ministero della Giustizia. Due giorni dopo, però, la Corte d’appello di Roma aveva ordinato la liberazione di Almasri.








