Lo stallo di un mese e mezzo si è sbloccato e i 27 Stati dell’Ue hanno trovato l’accordo sul 21esimo pacchetto di sanzioni alla Russia, un provvedimento considerato tra i più restrittivi nei confronti di Mosca tra quelli pensati fin dall’inizio del conflitto, come fanno sapere da Bruxelles. Decisiva l’intesa in sede di Coreper con la Grecia, quello che tra i sei Paesi inizialmente contrari aveva manifestato l’opposizione più ferma, soprattutto sul divieto di trasporto del gas russo.

Tra i punti al centro del provvedimento deciso dai capi della diplomazia dei Paesi membri, in attesa della firma sull’intesa da parte dei capi di Stato e di governo, c’è innanzitutto il price cap al petrolio russo che viene congelato per 12 mesi a 44,10 dollari al barile. Ma non solo: vi si ritrovano anche restrizioni estese e divieti di transazione rivolti al settore finanziario russo, nuove misure contro le criptovalute, ulteriori inserimenti nell’elenco delle navi della “flotta ombra” e dei soggetti che ne facilitano le attività. Tema caro all’Italia, che nei giorni scorsi era stato uno dei motivi di stop da parte di Roma e Parigi, il pacchetto prevede anche di “anticipare le misure necessarie per limitare (non a bloccare, ndr) i visti agli ex combattenti russi“. Presenti anche nuove restrizioni commerciali che limitano ulteriormente l’industria militare russa. Sparito dal documento, secondo indiscrezioni, un punto che aveva trovato l’opposizione di Portogallo e Germania e relativo al settore ittico: non emerge alcun bando all’importazione di pesce dalla Russia che aveva trovato l’opposizione di Lisbona, grande consumatore di baccalà, e di Berlino per l’importanza dell’industria della lavorazione dei bastoncini di pesce.